Nel Lazio solo chiacchiere. E operatori senza mascherine

Lazio chiacchiere

Solo chiacchiere (regione Lazio compresa).

Sono indignato e arrabbiato. Questo è quello che provo come sanitario impegnato tutti giorni in ospedale nella lotta contro il virus maledetto. Gli stessi sentimenti li provo da cittadino quando finito il lavoro torno agli arresti domiciliari. La motivazione? Basta vedere cosa è accaduto e cosa sta accadendo. A distanza di mesi dall’inizio della pandemia continuano a registrarsi errori, improvvisazione e banalità da parte del Governo e delle istituzioni nazionali e internazionali.

Si è iniziato dicendo che il virus non passava da uomo a uomo. Smentiti. Si è detto che non sarebbe mai arrivato in Europa, poco dopo hanno ricoverato due cinesi a Roma. Hanno detto che era meno grave dell’influenza, in poco tempo ci siamo ritrovati in uno scenario simile alla peste del Manzoni. Si è capito subito che la mano destra non sapeva cosa facesse la sinistra. A rincuorarci ci ha pensato Conte dicendo di stare tranquilli perché il nostro servizio sanitario è il migliore del mondo. Tempo una settimana e siamo arrivati al secondo posto per morti e contagiati.

I dati falsati della Protezione civile

Guai a seguire i bollettini della Protezione Civile. I dati sono falsati dal numero dei tamponi effettuati e dalle morti non registrate. Sono dati non confrontabili tra loro. Anche alle elementari insegnano che con si possono sommare le pere con le mele.

Ma la cosa più sconvolgente è la catena infinita di errori e figuracce fatte dalle istituzioni come OMS, ISS, Ministero della Salute con tutta la pletora di esperti che si esibiscono ogni giorno nelle varie trasmissioni televisive. Non ultimi i politici che sono passati da #milanonosichiudeal regime della Corea del Nord,

La questione centrale resta quella delle mascherine. Non solo per la incredibile carenza che ancora si registra ovunque, ma anche per le indicazioni che a più riprese sono state date. Hanno iniziato dicendo (OMS, ISS e Ministero della Salute) che andavano indossate solo in presenza di sintomi respiratori. Qualche “esperto” ha anche aggiunto che indossarle sempre sembrava di stare a carnevale (ricordate il linciaggio di Fontana?).

Poi si è detto che la trasmissione avviene tramite droplets quindi oltre un metro di distanza non ci sono problemi. Sbagliato anche questo. Prima uno studio, ora un altro hanno confermato la permanenza in sospensione per più tempo e per distanze ben superiori. Poi la pagliacciata indegna della Protezione Civile che per ben due volte ha consegnato agli ospedali mascherine fasulle (panni per la polvere prima e prodotti tarocchi poi). Capito bene? La Protezione Civile. Quella che dovrebbe proteggerci ci manda allo sbaraglio senza mezzi adeguati. E di Arcuri ne vogliamo parlare? Nominato con grande enfasi Commissario per l’emergenza covid, ha fatto una figuraccia planetaria dovendo ammettere che le mascherine erano tarocche.

Le mascherine devono essere obbligatorie

Non ci crederete ma a tutt’oggi non esiste una indicazione chiara e univoca che obblighi tutti (cittadini e operatori sanitari) a indossare la mascherina. Ci ha pensato un sindaco ieri. Ma con tutti gli organismi e gli scienziati che si occupano di covid-19 è possibile che una norma di buon senso come questa debba venire da un sindaco dopo mesi di emergenza sanitaria? Questo avrebbero dovuto fare invece di emanare ogni giorno un decreto di stampo sovietico. Anche l’ultimo studente di Medicina sa che per prevenire la trasmissione delle malattie infettive le prime misure sono i mezzi di barriera. Guanti, mascherina, ecc. a cui si aggiungono le misure di igiene e il distanziamento sociale. Ma quest’ultime non servono a niente se non si usano i mezzi di barriera, anche perché appare evidente che sul covid-19 nessuno ha le idee chiare.

L’assenza di queste misure elementari sta determinando l’incredibile numero di focolai nelle residenze assistenziali per anziani che non erano considerate attività a rischio dai vari documenti elaborati e diffusi dagli organi preposti.

Non siamo messi per niente bene. L’altra questione centrale è quella dei tamponi per gli operatori sanitari.Non serve essere scienziati per capire che fare i tamponi a tappeto consente di individuare i portatori asintomatici impedendo a questi di contagiare mezzo mondo. Niente tamponi e intanto gli operatori si ammalano, a volte muoiono, mentre i contagi che aumentano.

Nella sanità del Lazio solo chiacchiere

Per venire ai fatti di casa nostra (Regione Lazio) possiamo dire senza timore di smentita che scarseggiano le mascherine e che per farti fare un tampone devi essere moribondo (a meno che non ti chiami Zingaretti). Senza sintomi e senza un contatto con un caso accertato non se parla. Sono mesi che da più parti si chiedono queste misure, ma ancora siamo al punto di partenza. Lazio e chiacchiere.

Se il Governo e le autorità sanitarie avessero puntato subito su queste misure di prevenzione oggi non avremmo tanti operatori sanitari contagiati e tanti pazienti deceduti.

L’ho scritto più volte nei miei articoli fin dall’inizio di questa pandemia. L’uso della mascherina deve essere obbligatorio per tutti e i tamponi vanno fatti a tutti gli operatori sanitari. Queste misure sono fondamentali altrimenti anche il distanziamento sociale può risultare inutile. E l’uso corretto dei mezzi di barriera potrebbeconsentire di riaprire in sicurezza anche alcune attività produttive.

Noi operatori della sanità ci aspettiamo meno proclami, meno chiacchiere (come alla regione Lazio) e più fatti. Oggi siamo chiamati eroi, ma ai pazienti servono medici e infermieri vivi. Per dirla con De André: “d’un eroe morto che ne farà se ne è rimasta la gloria di una medaglia alla memoria”

 

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