“Non vendete il tempio della TV”: dipendenti Rai in campo per salvare il Teatro delle Vittorie di Roma

Roma, l'ingresso del teatro delle Vittorie, foto Google Maps

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Roma, Teatro delle Vittorie, una firma dopo l’altra, in rete, per fermare quella che viene percepita come una dismissione simbolica prima ancora che immobiliare. Su Change.org è comparso l’appello del comitato “Salviamo il TDV”, formato da dipendenti ed ex dipendenti Rai, che chiede di bloccare la vendita del Teatro delle Vittorie e avviare un progetto di rilancio vero, con investimenti e una nuova missione culturale. Accanto alla richiesta principale, una proposta destinata a far discutere: intitolare il teatro a Pippo Baudo.

“Non è un immobile”: la voce dei lavoratori Rai

Il punto centrale, per chi promuove l’iniziativa, è netto: il Teatro delle Vittorie non è “un semplice immobile”. Ma un pezzo della memoria produttiva del servizio pubblico. Il comitato invoca un percorso trasparente, con risorse e tempi definiti, e chiama in causa i decisori: dirigenza e consiglio di amministrazione Rai, Commissione di Vigilanza, Ministero della Cultura e Ministero dell’Economia. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’appello in un tavolo di confronto che produca un piano concreto e verificabile, non un annuncio.

Il “Tempio della TV” nel quartiere che ha costruito la televisione italiana

Per generazioni di spettatori, il “Teatro delle Vittorie” significa varietà, prime serate e grandi eventi. È un luogo che ha segnato la storia dell’intrattenimento televisivo italiano e che, per la comunità interna, rappresenta anche una palestra professionale. Tecnici, autori, maestranze, scenografi, figure artistiche e operative che lì hanno imparato un mestiere e costruito carriere. Non a caso il comitato insiste sul ruolo del teatro nel quartiere Della Vittoria, per anni cuore produttivo della tv nazionale.

Perché si teme la vendita: la questione “dismissioni”

La mobilitazione nasce dal timore che il Teatro delle Vittorie possa rientrare in un percorso più ampio di razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare. Il tema, nella Rai degli ultimi anni, è tornato ciclicamente: riorganizzazioni, revisione degli spazi, ipotesi di cessioni di beni considerati non strategici. In questo contesto, i lavoratori chiedono una garanzia politica e industriale: il Teatro delle Vittorie deve restare nel perimetro del servizio pubblico e non diventare l’ennesimo “gioiello di famiglia” sacrificato a logiche di bilancio.

Tecnologia e spazi: “ridimensionamento” e perdita di vocazione

Nell’appello si parla di un progressivo ridimensionamento della vocazione originaria del teatro e di un disinvestimento tecnologico che avrebbe messo sotto pressione la piena funzionalità dello studio. Tradotto: per chi ci lavora, non è solo una battaglia identitaria, ma una vertenza sulla capacità produttiva. Il comitato chiede un piano di investimenti strutturali e tecnologici per ristrutturare, aggiornare e rendere competitivo lo spazio. La parola chiave è “rilancio”: far tornare il teatro una macchina moderna, non un monumento spento.

Il nome Baudo e la sfida culturale: più spettacolo, più formazione

L’intitolazione a Pippo Baudo viene presentata come il sigillo di una scelta culturale: non limitarsi a salvare un edificio, ma restituirgli una funzione riconoscibile nel panorama creativo. Tra le proposte: riportare il teatro al centro dello spettacolo, aprire a collaborazioni con università e istituti legati alle arti performative, immaginare progetti che uniscano produzione televisiva, formazione e sperimentazione. Il messaggio finale del comitato è chiaro: salvare il Teatro delle Vittorie significa aprire la Rai al futuro, partendo dalla propria storia — e dalle persone che ogni giorno la rendono possibile.