Obiettivo Roma 2027: Schiuma (FdI) chiude la kermesse dei giornalisti dedicata a lavoro, sviluppo e cultura nella Capitale
Roma torna al centro di un dibattito che prova a uscire dalla cronaca dell’emergenza e a rientrare nella politica delle scelte. L’incontro “Obiettivo Roma 2027”, promosso da Giornalisti 2.0, ha chiuso un ciclo di conferenze dedicate alle prospettive di sviluppo della Capitale, chiamando allo stesso tavolo professionisti, esperti e rappresentanti istituzionali. Non un convegno “di settore”, ma un tentativo di costruire un lessico comune. A dare la sintesi finale dei lavori è stato Fabio Sabbatani Schiuma, dirigente di Fratelli d’Italia.
Il percorso: dalla discussione pubblica a una proposta di metodo
Il valore politico dell’iniziativa sta nella traiettoria: mesi di incontri, approfondimenti e contributi, con l’obiettivo di mettere ordine tra priorità spesso disperse. Roma è una città che fatica a tenere insieme le sue identità: capitale amministrativa, motore culturale, piattaforma turistica, mercato del lavoro. “Obiettivo Roma 2027” ha provato a tenere insieme questi livelli senza ridurli a slogan, spingendo su un’idea di crescita che non sia solo sommatoria di interventi, ma una visione praticabile e misurabile nel tempo.
Schiuma e la chiusura: una linea politica, non un riassunto
Nel suo intervento conclusivo, Schiuma ha scelto un registro politico: non la lista dei temi trattati, ma il senso del percorso. Ha sottolineato che la Capitale non si rilancia per decreto, ma con un’alleanza stabile tra competenze e istituzioni, capace di trasformare le analisi in scelte. «Roma ha bisogno di idee, professionalità e visione – ha dichiarato –. Solo attraverso un dialogo aperto tra istituzioni, mondo del lavoro e realtà culturali è possibile immaginare un rilancio concreto e sostenibile della città». Parole che puntano a un metodo: dialogo, responsabilità e continuità.

Chi c’era: professioni, cultura e istituzioni nello stesso quadro
La platea degli interventi ha raccontato l’impianto dell’appuntamento. Hanno preso la parola Gianni Sammarco, Maurizio Pizzuto, Antonio Gazzellone, Arnaldo Colasanti, Tito Muratori, Diego Porta e Franco Condò, con contributi legati a esperienze e prospettive differenti. Accanto a loro, presenze istituzionali e politiche come Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, e Marco Perissa. La scelta di mettere insieme mondi non omogenei ha un significato preciso: ricostruire un perimetro comune, dove il futuro della città non sia territorio di tifoserie.
Roma 2027 come scadenza: l’orizzonte che obbliga a decidere
La data “2027” funziona come un obiettivo concreto più che come una formula: è abbastanza vicina da imporre decisioni, abbastanza lontana da consentire progettazione. Nel dibattito romano, spesso polarizzato tra grandi annunci e micro-emergenze, fissare un orizzonte intermedio significa chiedere coerenza: cosa si fa davvero, con quali priorità, con quali alleanze. È qui che l’incontro assume una dimensione politica: non promettere tutto, ma individuare un percorso condiviso e sostenibile, capace di reggere nel tempo e di parlare alla città reale.
Il ringraziamento e il messaggio implicito: contare le competenze
Schiuma ha ringraziato organizzatori e partecipanti, ma il passaggio più rilevante è stato un altro: il riconoscimento del valore di questi momenti come “infrastruttura” del dibattito pubblico. In una Capitale in cui le decisioni rischiano spesso di apparire scollegate dai bisogni, mettere al centro competenze e progettualità non è un dettaglio, ma una scelta di impostazione. “Obiettivo Roma 2027” si inserisce così in un percorso che punta a collegare istituzioni e società civile, con un’idea semplice: senza ascolto e senza metodo, Roma resta ferma.