Olimpiadi tra Roma e Ostia 2036: impianti già pronti, ma resta il nodo dei palazzetti

Roma, ingresso dello stadio olimpico

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Roma torna a ragionare sulle Olimpiadi 2036 con un’idea “diffusa”: impianti già pronti in città e una parte del programma spostata sul mare, tra Ostia e il litorale laziale. Il dossier, però, si gioca su pochi punti chiave: collegamenti, capienze e soprattutto la disponibilità di palazzetti adeguati. La cornice è definita dalle nuove regole di ingaggio del Comitato Olimpico Internazionale: chi punta a ospitare i Giochi deve dimostrare di poter utilizzare impianti già esistenti, oppure adattare strutture preesistenti — anche con allestimenti temporanei, come padiglioni fieristici. La costruzione di nuovi impianti è ammessa solo se davvero strategica e con un futuro chiaro dopo l’evento. In questo scenario, Roma può presentare molti tasselli già disponibili, ma deve offrire garanzie credibili su ciò che manca.

Il “caso velodromo”: una lacuna europea dopo il 2008

Tra i vuoti più evidenti c’è quello del velodromo. Dopo la demolizione del 2008 dello storico impianto dell’Eur, Roma è rimasta l’unica capitale europea priva di un anello coperto per il ciclismo. È un dettaglio che, in una candidatura olimpica, diventa strutturale: senza un velodromo indoor, la città dovrebbe ricorrere a soluzioni esterne o temporanee, con costi e complessità. Un impianto costruito ex novo, in questo caso, avrebbe una logica coerente con i criteri del CIO: lasciare un’eredità sportiva stabile.

Foro Italico baricentro dei Giochi: ma la mobilità è decisiva

Il cuore operativo resterebbe il Foro Italico, con lo Stadio Olimpico indicato come sede naturale per l’atletica leggera e per la Cerimonia di Apertura, oltre a una possibile finale del calcio sul modello visto a Parigi 2024. La condizione necessaria, però, è infrastrutturale: l’area dovrebbe essere collegata in modo più forte alla rete dei trasporti pubblici, ipotizzando una o più fermate della metropolitana. Al Foro troverebbero spazio anche il tennis e, con interventi mirati, persino la boxe, a patto di realizzare coperture mobili per due campi.

Nuoto e tribune: qui iniziano i problemi di capienza

Il capitolo più delicato riguarda il nuoto. La piscina del Foro Italico avrebbe bisogno di una copertura, ma resta il tema della capienza: per un evento olimpico servono tribune in grado di accogliere almeno 5-6 mila spettatori. Parigi risolse costruendo un nuovo Centre Aquatique Olympique a Saint-Denis. A Roma, nelle vicinanze, c’è anche lo Stadio Flaminio: se ristrutturato, potrebbe ospitare partite di calcio, contribuendo a “spalmare” il calendario e a ridurre la pressione sullo stadio principale.

Il nodo palazzetti: uno solo non basta per i Giochi estivi

Se la mappa degli impianti all’aperto appare gestibile, l’incognita vera è indoor. In configurazione sportiva, il Palaeur arriva a circa 12 mila spettatori: un numero significativo, ma inferiore rispetto a grandi arene utilizzate a Parigi, come Bercy, e lontano dalle capienze viste a Lille per il basket. In un’Olimpiade estiva servono più arene, con diverse taglie di pubblico, per ospitare ginnastica, basket, pallavolo, pallamano, pesistica e altri tornei in contemporanea. Un nuovo grande palazzo dello sport diventerebbe una scelta quasi obbligata.

Litorale e “format diffuso”: vento, mare e gare in acque libere

L’idea di una kermesse “diffusa” tra la Capitale e il litorale laziale permette di alleggerire la pressione su Roma e di valorizzare un raggio geografico più ampio. Windsurf e nuoto in acque libere, per esempio, potrebbero trovare sede lungo la costa, mentre per la vela si potrebbe selezionare l’area più adatta delle coste nazionali. È una logica che avvicina i Giochi a un modello territoriale, nel quale le specialità non vivono tutte nello stesso perimetro urbano, ma in poli funzionali.

Eur, Circeo, Piediluco: triathlon e sport d’acqua già “testati”

Tra le ipotesi che circolano, una delle più evocative riguarda il triathlon al laghetto dell’Eur: una soluzione che richiama esperienze recenti come Londra 2012 e, con esiti discussi ma di forte impatto mediatico, Parigi 2024. Il precedente della Coppa del Mondo 2025 viene citato come prova generale utile. Per canottaggio e canoa, invece, il ventaglio è ampio: dal Circeo al centro federale di Piediluco, con l’obiettivo di combinare requisiti tecnici e logistica.

Ciclismo, equitazione e maratona: Roma “scenario naturale” dei Giochi

Sul ciclismo su strada, l’esperienza del Giro d’Italia ha mostrato come un circuito in centro storico possa essere disegnato con criteri sportivi e televisivi, aggiungendo tratti selettivi e un lancio verso i Colli Albani. Per l’equitazione, Piazza di Siena resta una sede naturale, mentre il pentathlon moderno — se resterà nel programma — ha già dimostrato compatibilità con lo Stadio dei Marmi. E la maratona? Roma offre molte opzioni: un passaggio sull’Appia Antica segnerebbe un ritorno simbolico potente, in perfetto equilibrio tra sport e città.