Oltre 60mila visitatori per Klimt a Palazzo Braschi: la mostra visibile sino al 27 marzo

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Successo di pubblico per la mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia” che, dalla sua apertura lo scorso 27 ottobre, ha visto un’affluenza totale di oltre 60mila visitatori. Tutti amanti del grande pittore austriaco che con le sue opere ha scritto una delle pagine più significative del Novecento europeo. La mostra ripercorre le tappe dell’intera parabola artistica di Gustav Klimt, ne sottolinea il ruolo di cofondatore della Secessione viennese. E per la prima volta indaga sul suo rapporto con l’Italia, narrando dei suoi viaggi e dei suoi successi espositivi. Klimt e gli artisti della sua cerchia sono rappresentati da oltre 200 opere tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture. Prestati eccezionalmente dal Belvedere Museum di Vienna e dalla Klimt Foundation, tra i più importanti musei al mondo a custodire l’eredità artistica klimtiana.

Ecco le opere di Klimt esposte a Palazzo Braschi

E anche da collezioni pubbliche e private come la Neue Galerie Graz. La mostra propone al pubblico opere iconiche di Klimt come la famosissima “Giuditta I”, “Signora in bianco”, “Amiche I (Le Sorelle)” (1907) e “Amalie Zuckerkandl” (1917-18). Concessi prestiti eccezionali, come “La sposa” (1917-18), che per la prima volta lascia la Klimt Foundation, e “Ritratto di Signora” (1916-17), trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna di Piacenza nel 1997 e recuperato nel 2019. “La Secessione e l’Italia” è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Beni Culturali, da Arthemisia che ne cura anche l’organizzazione con Zètema Progetto Cultura. In collaborazione con il Belvedere Museum e Klimt Foundation, a cura di Franz Smola, curatore del Belvedere, Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente e Sandra Tretter, della Klimt Foundation di Vienna.

L’illuminazione dei quadri è di Francesco Murano

A curare l’illuminazione delle opere in mostra è Francesco Murano, tra i più richiesti progettisti italiani d’illuminazione al servizio dell’arte e autore delle luci delle più importanti esposizioni in Italia. È la seconda volta che Murano illumina le opere dell’artista austriaco, con la prima a Milano in una grande mostra a lui dedicata a Palazzo Reale. ”Anche allora ciò che mi ha impressionato di più è stata la bravura tecnica del Klimt antecedente la Secessione Viennese – dichiara Murano -. Un’abilità che mi ha fatto capire come la scelta decorativa del 1997 sia andata maturando in un artista che ha voluto rimettere in gioco il vertice figurativo a cui era arrivato. Una scelta eroica, rivoluzionaria per la storia dell’arte, e che ha precedenti solo in altri sommi artisti, come nell’ultimo Rembrant, la cui conversione non ebbe però la stessa fortuna”.

Equilibrio tra soggetto e decorazione

Illuminare Klimt, specie quello successivo alla Secessione, vuol dire fare i conti con l’oro che brilla nei quadri e in questo caso anche nelle dorature dell’allestimento ideato da Bc Progetti. ”E’ essenzialmente un problema di equilibrio tra il soggetto e la decorazione che lo circonda, entrambi protagonisti dell’opera di Klimt – spiega ancora Murano -. Anche in questo caso sono stati utilizzati dei sagomatori, speciali apparecchi capaci di circoscrivere la luce sull’opera. Ma sono stati sempre sfocati o sfumati con filtri diffusori per fare in modo che la luce sembrasse emanare dall’opera stessa”.