Oltre centomila in piazza in Spagna contro la sinistra e le amnistie ai separatisti catalani

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Oltre centomila persone hanno manifestato oggi in Spagna contro la prevista amnistia per i separatisti catalani. L’amnistia è stata promessa dal primo ministro ad interim Pedro Sánchez a due partiti separatisti catalani, per assicurarsi il loro sostegno per un altro mandato di quattro anni, che dovrebbe essere confermato nei prossimi giorni. I partecipanti alla più grande manifestazione di Madrid brandivano cartelli con le scritte “No all’amnistia, sì alla Costituzione” e “Sánchez traditore”. I rappresentanti del più grande partito di opposizione, il Partito Popolare, di orientamento conservatore (Pp), hanno sostenuto che la democrazia in Spagna è in pericolo.

Il Pp chiede nuove elezioni

Per il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo, le proteste continueranno fino a quando non saranno indette nuove elezioni. Gli organizzatori stimano in 500mila il numero dei partecipanti alle manifestazioni solo a Madrid, mentre il governo ha parlato di 80mila. Non sono allo stato disponibili dati per l’intero Paese. La Spagna è andata alle urne nel luglio scorso. Cresce la pressione su Sánchez, del Partito Socialista (Psoe), che deve formare un nuovo governo entro il 27 novembre: se non dovesse riuscirci, le elezioni anticipate si dovrebbero tenere il 14 gennaio. I conservatori spagnoli sono scettici sulle concessioni ai separatisti, mentre il partito populista di destra Vox vorrebbe bandire completamente questi partiti.

Il voltafaccia di Sanchez

Anche alcuni elettori del Psoe sono irritati, anche perché durante la campagna elettorale Sánchez aveva escluso non solo un referendum sulla secessione della Catalogna dalla Spagna, come nel 2017, ma anche un’amnistia per i separatisti. Ma quando, dopo le elezioni del 23 luglio, è diventato chiaro che avrebbe potuto governare solo con l’aiuto dei partiti separatisti, ha aperto ad un’amnistia. Sánchez sostiene che il suo obiettivo è disinnescare il conflitto in Catalogna, attraverso il dialogo e il compromesso. Il Partito Popolare aveva indetto per domenica manifestazioni nei capoluoghi di tutte le province del Paese. Si sono uniti anche Vox e il piccolo partito centrista Ciudadanos (Cittadini), di orientamento liberale.

Ha vinto la destra ma il governo lo fa la sinistra

Sebbene Feijóo abbia ricevuto il maggior numero di voti nelle elezioni di luglio, non è riuscito a creare una maggioranza in Parlamento, perché i partiti diversi dal Pp non volevano unirsi a un’alleanza che avrebbe incluso Vox, che in Spagna rappresenta l’estrema destra, inclusi i nostalgici del franchismo. La Catalogna crea da tempo problemi al governo centrale di Madrid. Il primo ottobre 2017 si è svolto un referendum del governo regionale della Catalogna sulla secessione dalla Spagna, senza l’autorizzazione del governo centrale. La Polizia spagnola, in alcuni casi, ha usato la forza per impedire lo scrutinio. Il sì ha vinto, ma la Corte Costituzionale spagnola ha dichiarato illegale il referendum.

La Catalogna, una ricca regione della Spagna nordorientale, è stata quindi temporaneamente posta sotto il dominio diretto di Madrid. Il leader regionale Carles Puigdemont e alcuni dei suoi compagni sono poi fuggiti all’estero. Altri esponenti separatisti sono stati condannati a lunghe pene detentive, ma sono stati graziati nel 2021.