Omicidio giostraio di Capena: processo al via per i tre ragazzi accusati della morte di Stefano ‘Luigi’ Cena

Luigi Cena

L’omicidio del giostraio di Capena Stefano “Luigi” Cena arriva nelle aule di tribunale. Il prossimo 6 luglio 2026 saranno 3 gli imputati che si ritroveranno davanti alla Corte d’Assise di Roma: i giudici dovranno stabilire se quella lite che ha portato alla morte del giostraio è stata frutto di una violenza improvvisa o se dietro si nascondeva qualcosa di più.

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La svolta: processo immediato per l’omicidio di Stefano Cena

La Procura di Tivoli ha deciso di accelerare i tempi. Il 25 marzo 2026 ha esercitato l’azione penale chiedendo il giudizio immediato per tre uomini, ritenuti responsabili dell’omicidio in concorso aggravato. Le accuse sono di futili motivi, ma anche l’aver approfittato di una situazione che avrebbe reso impossibile alla vittima difendersi. Un quadro che, se confermato, descriverebbe un’aggressione che non ha lasciato al giostraio la possibilità di salvarsi la vita. Il GIP, il 1° aprile, ha firmato il decreto: si va a processo, senza udienza preliminare.

La notte della violenza: cosa è successo

Tutto riporta alla sera del 5 ottobre 2025, a Capena. Un’aggressione brutale, esplosa in pochi istanti. Stefano Cena, giostraio di 65 anni conosciuto in zona, è viene ferito in modo gravissimo. Non è morto subito. Ha resistito per giorni, fino al 14 ottobre, quando le sue condizioni si sono aggravate definitivamente. In mezzo, il silenzio di chi c’era e il lavoro dei carabinieri per ricostruire ogni dettaglio. Per quell’omicidio i Carabinieri di Monterotondo avevano arrestato tre giovani, due 19enni e un 24enne, tutti italiani. Dietro quelle botte, secondo gli investigatori, non ci sarebbe stata alcuna faida o regolamento di conti. Solo una lite banale, degenerata in una violenza cieca e inspiegabile.

La sera della sua aggressione, Stefano Cena si trovava nei pressi della giostra gestita da suo fratello, dove lavoravano anche i tre arrestati. Un confronto nato già nel pomeriggio, che si sarebbe trasformato in una vera e propria rissa. Prima insulti, poi spinte, fino a quando un gruppo di ragazzi lo avrebbe circondato e colpito ripetutamente. Ferito ma ancora in piedi, Stefano Cena era riuscito a fuggire di pochi metri, finché non ha visto la moglie minacciata. Si è voltato per difenderla, ma in quel momento la violenza è esplosa di nuovo. I tre, insieme ad altri non ancora identificati, lo hanno raggiunto e colpito con calci e pugni fino a farlo cadere a terra. Nonostante i soccorsi e giorni di agonia, Stefano Cena è morto il 14 ottobre per le gravi lesioni riportate.

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Le indagini: cinque mesi per individuare i presunti aggressori

A lavorare sul caso sono stati i Carabinieri della Stazione di Capena insieme alla Sezione Operativa della Compagnia di Monterotondo. Coordinati passo dopo passo dalla Procura. In poco più di cinque mesi, hanno ricostruito la dinamica. Movimenti, presenze, responsabilità. Un puzzle complesso che ha portato all’identificazione dei tre indagati. Già dal novembre 2025 per loro erano scattate le misure cautelari in carcere. Da allora sono detenuti, in attesa del processo.

Adesso si entra nella fase decisiva. Il processo inizierà davanti alla prima Corte d’Assise di Roma. Un passaggio chiave, dove accusa e difesa metteranno sul tavolo le loro versioni. E Capena, intanto, aspetta una risposta. Non solo su chi ha colpito. Ma soprattutto sul perché.