Omicidio Ilaria Sula, la svolta in aula: la madre di Mark Samson ammette “La pulizia del sangue”
Nel processo per l’omicidio di Ilaria Sula, uccisa il 25 marzo 2025 nell’appartamento di via Homs (quartiere Africano, Roma), l’udienza nell’aula bunker di Rebibbia si è concentrata sulle parole di Nors Manlapaz, madre di Mark Antony Samson, reo confesso. La donna ha ricostruito le ore successive al delitto e le azioni compiute in casa. Un passaggio giudiziario già definito riguarda la sua posizione: ha patteggiato due anni per concorso in occultamento di cadavere, aggravato dal nesso teleologico. La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Corriere della Sera.
Il patteggiamento della madre e la linea difensiva in aula
Sentita come testimone, Manlapaz ha motivato le proprie scelte con un ragionamento diretto, rivendicando di aver agito per proteggere il figlio. Ha detto di provare dispiacere per i genitori della vittima, ma di essersi sentita spinta dalla paura e dall’istinto familiare. È una dichiarazione che, al di là del profilo umano, ha un peso processuale: colloca la madre non come spettatrice marginale, ma come soggetto che avrebbe contribuito a cancellare tracce e a gestire oggetti riconducibili a Ilaria.
La sera prima e la stanza “off limits”: messaggi e segnali di tensione
La donna ha riferito che, la sera precedente, Mark le avrebbe inviato un messaggio chiedendole di non entrare nella sua stanza e di lasciarlo “concentrarsi”. Un dettaglio apparentemente domestico — i panni stesi fuori dalla finestra della camera — viene descritto come un confine: lei avrebbe dovuto recuperarli, ma il figlio le avrebbe detto che se ne sarebbe occupato personalmente. Al risveglio, secondo la testimonianza, Mark avrebbe preparato il caffè con due tazzine, sostenendo che Ilaria fosse con lui.
Le urla, la porta chiusa e l’ingresso: cosa avrebbe visto la madre
Sempre secondo Manlapaz, dalla stanza sarebbero arrivate voci concitate e poi urla: lei avrebbe bussato più volte, ricevendo come risposta l’invito ad aspettare. Quando la porta si è aperta, ha raccontato di aver visto Ilaria a terra e molto sangue sul pavimento. Il figlio, in lacrime e in stato di agitazione, le avrebbe detto che “Ilaria non c’è più” e avrebbe collegato l’accaduto a un presunto tradimento, aggiungendo una frase che in aula è risuonata come tentativo di giustificazione: se non fosse morta lei, sarebbe morto lui.
Pulizie, oggetti e cestino: zaino, detersivo e preservativi
Il passaggio più delicato riguarda ciò che sarebbe accaduto dopo. La madre ha dichiarato di aver ripulito la stanza quando Mark è uscito, descrivendo un intervento sistematico: avrebbe preso lo zaino di Ilaria con vestiti all’interno, lo avrebbe gettato, e avrebbe svuotato il cestino del figlio, nel quale — ha riferito — c’erano preservativi. In aula ha parlato anche della richiesta di una valigia e dell’acquisto di buste e detersivo: Mark avrebbe usato carta per tamponare, mentre lei gli avrebbe consegnato vecchi indumenti per completare la pulizia.
Le accuse della Procura di Roma e la prossima udienza del 17 marzo
Sul fronte dell’imputazione, la Procura di Roma — con i pm coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini — contesta a Samson l’omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, oltre ai futili motivi, alla relazione affettiva con la vittima e all’occultamento di cadavere. Il corpo, secondo quanto emerso, sarebbe stato lasciato in una valigia in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. Il calendario processuale prevede la prossima tappa con l’esame dell’imputato nella udienza del 17 marzo.