Omicidio Sacchi, la sentenza d’Appello: “Non fu un incidente”

La tesi dell’accidentalità del colpo di pistola, che ha ucciso Luca Sacchi, “è completamente destituita di fondamento”. Lo scrivono nelle motivazioni della sentenza i giudici della corte d’assise d’appello di Roma che il primo giugno scorso hanno confermato la condanna a 27 anni di carcere per Valerio Del Grosso. Il giovane, nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2019 in zona Colli Albani a Roma, sparò e uccise il 24enne Luca Sacchi durante la compravendita di una partita di droga.

I fatti

Il convincimento della corte di secondo grado è espresso nella parte delle motivazioni della sentenza in cui dice che l’imputato “nel corso dell’esame (udienza 15 giugno 2021) ha, tra l’altro, raccontato: ‘nell’indietreggiare feci tipo due passi indietro e, nell’indietreggiare, sinceramente non riesco a spiegarlo come, magari perché stavo mezzo scivolando, avevo perso come l’equilibrio per girarmi a guardare sempre avanti e indietro, poi tutto è successo veloce, e partì un colpo’”.

Le decisioni dei giudici

“Questa versione ispirata al desiderio, comprensibile, di allontanare la responsabilità per un evento gravissimo, – scrivono i giudici – allude a una sorta di accidentalità, peraltro ipotetica, come emerge dall’uso dell’avverbio ‘magari’ (usato come sinonimo di ‘forse’) e dalle espressioni ‘stavo mezzo scivolando’ e ‘avevo come perso l’equilibrio’, che tradiscono (in particolare: le parole ‘mezzo’ e ‘come’) la mancanza di convinzione nel sostenere tale narrazione di questa fase dell’accadimento”. La stessa sentenza ha riconosciuto lo sconto di pena da 25 anni a 14 anni e 8 mesi per i pusher Paolo Pirino e Marcello De Propris. “Questa Corte – scrivono i giudici – ritiene che i due imputati debbano rispondere dell’omicidio nell’appena indicata (concorso anomalo) forma attenuata”.

La ricostruzione

Quella sera Pirino era con Del Grosso e, insieme a lui, invece di consegnare la droga, decisero di rapinare gli acquirenti aggredendo la fidanzata di Luca, Anastasiya Kylemnyk, armati, Pirino di un bastone e Del Grosso di una pistola che gli era stata data da De Propris per compiere la rapina. A Kylemnyk, per i soli fatti di droga, le è stata confermata la condanna a 3 anni perché “la doglianza – scrivono i giudici della corte d’assise d’appello – relativa al trattamento sanzionatorio dell’imputata non è fondata.

La compagna depistò

Deve essere rimarcato che Kylemnyk ha fornito il suo contributo a un’attività con oggetto materiale considerevole (15 Kg di marijuana), e ha tenuto un comportamento successivo al reato tutt’altro che commendevole. Fermo e sacrosanto il diritto di mentire, la ragazza ha messo in atto un vero e proprio depistaggio delle indagini (quando non era neanche sottoposta a indagini), proteggendo l’identità dei contatti di Giovanni Princi” condannato in processo stralcio “e assicurandogli il mantenimento del possesso della ragguardevole somma destinata al pagamento della droga. Con le sue menzogne ha rischiato anche di pregiudicare le indagini concernenti l’omicidio del fidanzato”.

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