Ospedale Forlanini, perché la vendita al vaticano può salvare la struttura dal fallimento (e smentire lo slogan M5S)
Roma, Sala Stampa della Camera dei deputati, il M5S ha alzato la voce con la conferenza “Forlanini: il diritto alla salute non è in vendita”. Presenti, tra gli altri, il deputato Francesco Silvestri e l’ex sindaco Virginia raggi. L’iniziativa è stata lanciata come una resa del ‘pubblico’ al Vaticano della famosa struttura sanitaria. Eppure, se guardiamo i fatti e non gli slogan, la partita vera è un’altro. Dieci anni di immobilismo su un compendio enorme. Le promesse di un vero riavvio sono rimaste lettera morta.
Dieci anni di “palla ferma”: l’emergenza non è la cessione, è il degrado pagato dai cittadini
Il Forlanini è chiuso difatti dal 2015: allora si promettevano bonifiche rapide e un futuro “a tempi brevi”, ma si fotografava già un parco trasformato, degrado e occupazioni, nel contesto di una sanità regionale schiacciata dal rientro da un debito enorme. La questione economica è persino più concreta: una norma stabilisce che custodia e vigilanza restino a carico della Regione Lazio fino alla cantierizzazione o alla cessione e comunque non oltre il 31 dicembre 2030. Se non si sbloccasse nulla, dal 2031 subentrerebbe il Demanio con un tetto fino a 2 milioni di euro l’anno.
Il “piano partita” esiste: Forlanini come nuova sede del Bambino Gesù, con un meccanismo finanziario definito
Qui sta il punto che il M5S tende a dribblare: la vendita al vaticano non è un salto nel buio, ma una Dichiarazione di Intenti firmata l’8 febbraio 2024 da Governo italiano e Santa Sede. Il testo riconosce che la sede storica del Bambino Gesù non consente ulteriori ampliamenti e indica l’area Forlanini come “uno dei luoghi più idonei”. La traiettoria è chiara: acquisto dell’area da parte della Santa Sede (prezzo ancora da definire), diritto di superficie a INAIL, realizzazione del nuovo ospedale e canone che remunera l’investimento.
Lo scambio Stato–Regione: un “contropiede” che tutela anche il pubblico
L’altra mossa pesante è arrivata a fine 2025: lo scambio di proprietà che porta il Forlanini allo Stato e trasferisce alla Regione Lazio la porzione del Policlinico Umberto I con “vincolo perpetuo” di destinazione a servizio ospedaliero pubblico. Tradotto: non è “regalare” un pezzo di sanità, ma ridisegnare il campo per far partire cantieri e investimenti, mentre si blinda un presidio pubblico strategico. E intanto la norma impone anche scadenze operative (manutenzione straordinaria entro 31 dicembre 2028 su una porzione indicata).
Perché, dopo tanti fallimenti, la cessione può essere “cosa buona e giusta”
La linea “mai al Vaticano” suona bene in conferenza stampa, ma non risponde alla domanda decisiva. Meglio un colosso fermo che genera costi e degrado, o un progetto che rimette in campo posti letto, ricerca e pediatria d’eccellenza? La stessa dichiarazione istituzionale parla di “assoluta eccellenza” del Bambino Gesù in assistenza e ricerca. E il Bambino Gesù rivendica la propria legittimazione a operare ed erogare prestazioni in regime SSN, oltre alla natura di IRCCS.
In linguaggio da cronaca sportiva: il M5S oggi ha provato a vincerla “di protesta”. Ma questa gara si decide sui fondamentali: cantieri, sostenibilità, servizi. E su quelli, per la prima volta dopo anni, il Forlanini sembra avere un copione credibile.
In linguaggio da cronaca sportiva: il M5S oggi ha provato a vincerla “di protesta”. Ma questa gara si decide sui fondamentali: cantieri, sostenibilità, servizi. E su quelli, per la prima volta dopo anni, il Forlanini sembra avere un copione credibile.
