Ostia, addio alberi alla Stazione Ferroviaria, stop al traffico per 56 giorni: continua la politica ‘Zero Trasparenza’ del Campidoglio

Roma, in primo piano il sindaco Gualtieri, il mini sindaco di Ostia Falconi e l'assessore all'Ambiente Alfonsi

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Ostia, due soli abbattimenti di alberi preannunciati da Municipio e Comune di Roma, a fronte di quasi due mesi di restrizioni al traffico in piazza della Stazione Vecchia, all’incrocio con via Claudio: per la precisione, la viabilità limitata sarà attiva da oggi 3 febbraio al 30 marzo inclusi: è questa la contraddizione che fa esplodere l’ennesimo caso politico sull’assenza totale di Trasparenza del Campidoglio in tema abbattimento alberi. Un intervento che, almeno sulla carta, appare circoscritto a soli due alberi – senza potatura alcuna prevista in zona – si accompagna a un impatto pubblico molto più ampio.

Divieti di sosta, limitazioni alla circolazione in un’area centrale dell’abitato, disagi quotidiani per residenti e pendolari per 56 giorni consecutivi. Il rapporto tra causa e conseguenza non appare credibile. Anzi, costituisce l’ennesimo (almeno apparente) muro di gomma capitolino sul tema alberi. Inseriamo il documento che impone le restrizioni al traffico alla fine di questo articolo, in formato scaricabile.

Quando la città scopre tutto dai divieti, non dalle spiegazioni

Il punto non è soltanto “che cosa” si farà, ma “come” viene raccontato e spiegato ai cittadini dalle Istituzioni pubbliche. La notizia, ancora una volta, per l’ennesima volta, sembra arrivare prima attraverso i provvedimenti sulla viabilità anziché tramite una comunicazione chiara, completa e facilmente consultabile sul sito interne del Comune di Roma, città eterna, nonché Capitale D’Italia. I documenti che giustificano gli abbattimenti dei due alberi non sono stati, mentre scriviamo, resi pubblici sul sito internet del Comune, sezione Dipartimento Tutela Ambientale, sotto sezione abbattimento-alberi.

Eppure viviamo nell’era dell’informatizzazione, di internet, delle app veloci. È un meccanismo che ribalta il buon senso: sui cittadini gravano i disagi, ma poi le motivazioni non vengono rese pubbliche: perchè gli alberi sono da abbattere? E, in ogni caso, c’era bisogno di due mesi di restrizioni al traffico per abbattere due soli alberi? Non si potrebbe, in ogni caso, procedere un po’ più alla svelta e con Trasparenza? E quando le motivazioni non sono immediate da trovare, il risultato è sempre lo stesso: sospetto, rabbia, sfiducia, contraddittorietà. Tutto questo, certo, accade mentre l’assessore all’Ambiente della Giunta Gualtieri, Sabrina Alfonsi, ‘spegne’ i commenti sui social dei cittadini indignati che chiedono Trasparenza proprio sugli alberi. Ci sarebbe da commentare: ma viviamo nella città in cui è nato il diritto o in Ghana? (Con tutto il rispetto del caso per la nazione africana).

Il problema indecifrabile: perché un’operazione minima dura così tanto?

Qui il caso diventa un crescendo. Se davvero gli alberi da rimuovere sono due, perché un perimetro di restrizioni così lungo, così esteso, così insistente nel tempo? L’amministrazione può avere ragioni tecniche, organizzative, operative: ma senza una narrazione trasparente, quella distanza tra “poco” (due tagli) e “molto” (quasi due mesi di limitazioni) resta una crepa evidente. Una ennesima crepa. E una crepa, in politica, diventa presto una voragine.

Da Prati a Ostia: lo stesso copione, la stessa sfiducia

Non è un episodio isolato. Chi segue la gestione del verde urbano romano riconosce un déjà-vu: anche in altri quartieri, anche in centro, a inizio 2026, le informazioni sono arrivate a pezzi, o sono sembrate inseguire gli eventi invece di precederli. Il risultato è un clima permanente di sospetto. Ogni abbattimento diventa automaticamente un caso politico, anche quando l’obiettivo dichiarato è la sicurezza. In una città normale, sicurezza e trasparenza viaggiano insieme. Qui, troppo spesso, sembrano su binari separati.

La domanda al Campidoglio: sicurezza sì, ma perché senza fiducia?

Nessuno pretende che un albero pericoloso resti in piedi per ragioni ideologiche. La sicurezza viene prima. Ma in una capitale europea la sicurezza non dovrebbe mai avere bisogno di opacità. Se l’amministrazione è certa delle sue valutazioni, dovrebbe renderle comprensibili e accessibili, in anticipo e senza ambiguità. Perché altrimenti succede esattamente ciò che Roma non può permettersi: si rompe la fiducia. E quando la fiducia si rompe, anche due alberi diventano un terremoto politico, specie se i cittadini restano senza parcheggio per 56 giorni.

Ostia, piazza della Stazione Vecchia, foto Google Maps
Ostia, piazza della Stazione Vecchia, foto Google Maps – www.7colli.it