Ostia, botte e burqa alla figlia 14enne per costringerla a sposarsi: chiesti 2 anni e mezzo per i genitori
Avevano già deciso tutto. Il viaggio in Bangladesh, lo sposo, il matrimonio. Peccato che la sposa avesse solo 14 anni e nessuna intenzione di sposarsi, ma di studiare e di avere un futuro libero, come le sue compagne di classe. Invece lei era costretta ad andare a scuola con il burqa. E, quando provava a ribellarsi, erano botte. Ma ora, grazie al tema scritto quattro anni fa in una scuola di Ostia, da cui è partita un’inchiesta, oggi i suoi genitori sono imputati davanti al tribunale di Roma. Il pubblico ministero ha chiesto per entrambi, una coppia di bengalesi di 44 e 46 anni, 2 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio.
Le accuse: violenze e pressioni per le nozze
La vicenda è approdata davanti alla V sezione collegiale di piazzale Clodio, dove Samira, oggi 18enne, si è costituita parte civile. Secondo la ricostruzione della Procura, tra marzo 2020 e novembre 2021 la ragazza avrebbe subito violenze fisiche e verbali sistematiche. «Non potevo mandare messaggi o chattare con le mie amiche se non con un parente alle mie spalle, che controllava tutto quello che scrivevo. E non ho mai potuto usare il telecomando per guardare la televisione: potevo vederla solo insieme con la mia famiglia e solo i programmi che decidevano i miei genitori. Se protestavo, erano schiaffi e insulti. Anche quando non volevo uscire con il burqa», aveva raccontato.
In un episodio contestato, la madre l’avrebbe colpita con schiaffi, pugni, calci e una scopa, fino a farle sanguinare la bocca. In un’altra occasione, dopo il rifiuto di indossare il burqa, sarebbe stata spinta a terra, battendo la testa contro un armadio e riportando un trauma cranico con prognosi di 15 giorni. Ma il quadro, secondo l’accusa, va oltre i singoli episodi. Si parla di vessazioni quotidiane, controllo costante del cellulare, isolamento dai coetanei, obbligo di occuparsi della casa e della sorella più piccola. Un clima definito oppressivo, giustificato con il richiamo a presunte regole culturali e religiose.
Il matrimonio organizzato in Bangladesh
Nel capo d’imputazione figura anche il tentativo di organizzare le nozze forzate con un uomo mai conosciuto, nel Paese d’origine della famiglia. Un matrimonio che Samira non ha mai accettato. E che ha raccontato in un tema, letto dalla sua insegnante della scuola che la ragazza frequentava a Ostia. A scuola, la ragazza si era anche confidata con una professoressa. E aveva raccontato dei maltrattamenti da parte della madre e del fratello 17enne. Da lì la segnalazione alla dirigente scolastica e alle autorità. E poi, in occasione di una lite, nel novembre del 2021, i due avevano picchiato violentemente la 14enne, facendole sbattere la testa prima contro un armadio, poi a terra. Era stata quella l’occasione che aveva fatto ribellare definitivamente la ragazza: era riuscita a scappare, rifugiandosi dai carabinieri di Ostia, ai quali aveva raccontato tutto.
Le scuse in aula
In udienza, prima della requisitoria del pm Attilio Pisani, i genitori hanno reso dichiarazioni spontanee e chiesto scusa, ammettendo errori nei comportamenti. Il collegio ha rinviato a metà marzo per la camera di consiglio. Poi arriverà la sentenza. Ma le scuse non potranno cancellare quello che la ragazza, oggi 18enne, ha subito. Lei sogna un futuro da chirurgo. E ora, da donna libera, potrà averlo. Senza un marito imposto dalla famiglia, senza il burqa, senza botte.