Ostia, con il nuovo PUA più spiagge libere e addio al lungomuro. Ma esplode il caso delle 5mila cabine da smontare: “Rischiamo una stagione senza servizi”
Il mare si vede all’orizzonte. Il futuro, molto meno. Dopo oltre vent’anni di attese, rinvii, ricorsi, commissariamenti e promesse rimaste sulla sabbia, il nuovo PUA di Ostia è stato approvato dall’Assemblea Capitolina. Un passaggio che molti definiscono storico e che promette di rivoluzionare il volto del litorale di Roma.
Più spiagge libere, meno barriere, nuovi accessi al mare, stabilimenti ripensati e l’abbattimento di quello che per decenni è stato il simbolo della separazione tra cittadini e mare: il famigerato lungomuro. Ma mentre il Campidoglio festeggia quella che considera una svolta epocale per il futuro di Ostia, dalle opposizioni arriva un avvertimento destinato a far discutere. Perché tra i rendering del futuro e la realtà del presente si apre un vuoto che rischia di diventare enorme. E quel vuoto potrebbe chiamarsi estate 2027.
Il problema delle cabine: «A settembre ne spariranno 5mila»
L’approvazione del PUA di Ostia rappresenta uno degli interventi più ambiziosi mai immaginati per il litorale romano. Ma il punto più critico viene sollevato dai consiglieri capitolini di Forza Italia Francesco Carpano e Rachele Mussolini. Secondo gli esponenti azzurri, il nuovo Piano apre una questione che nessuno, almeno finora, avrebbe affrontato fino in fondo. A settembre dovrebbe infatti partire lo smontaggio di circa 5.000 cabine da spiaggia sulle circa 8.000 oggi presenti negli stabilimenti balneari di Ostia. Un cambiamento previsto dalle nuove regole urbanistiche e paesaggistiche contenute nel Piano.
Il problema, sostengono dall’opposizione, è che i nuovi progetti previsti dal PUA non saranno pronti in tempo per la stagione successiva. In pratica, dicono dall’opposizione, si rischia di demolire l’esistente senza avere ancora costruito il nuovo. «Serve uno strumento transitorio che permetta agli operatori di continuare a offrire i servizi ai cittadini fino all’approvazione definitiva dei nuovi progetti», attaccano Carpano e Mussolini. Il timore è che Ostia possa ritrovarsi nel pieno della stagione balneare 2027 con meno servizi, meno cabine e un’offerta turistica incompleta.
Il mare di Roma cambia volto dopo oltre vent’anni: addio al lungomuro
Ma cos’è il Pua? L’acronimo significa Piano di Utilizzazione degli Arenili. Ma dietro quella sigla burocratica si nasconde il più grande intervento urbanistico sul litorale romano degli ultimi decenni. Il piano interesserà oltre 11 chilometri di costa amministrati direttamente da Roma Capitale e punta a ridisegnare completamente il rapporto tra città e mare. La parola chiave è una sola: accessibilità. Secondo il nuovo assetto, il 57,6% del litorale sarà destinato alla libera fruizione pubblica. Se si considera anche Castelporziano, la percentuale sale al 64% dell’intera costa, con oltre otto chilometri di spiagge accessibili senza stabilimenti. Un cambiamento destinato a modificare profondamente l’immagine di Ostia.
Ma quello che residenti e turisti aspettavano da tempo era la “caduta del muro”. Per decenni il cosiddetto lungomuro è stato uno dei simboli più contestati del litorale romano. Recinzioni, cancelli, muri e barriere che hanno limitato visuale e accesso diretto al mare. Con il nuovo PUA il principio viene ribaltato. Saranno realizzati 38 varchi pubblici, mediamente ogni 300 metri. Accessi gratuiti, aperti tutto l’anno e utilizzabili 24 ore su 24. Tutto per restituire ai cittadini la possibilità di vedere e raggiungere il mare senza ostacoli.
Come dovranno essere i nuovi stabilimenti
In questa nuova concezione, anche gli stabilimenti balneari dovranno cambiare volto. Le nuove strutture saranno più basse, meno impattanti e realizzate con materiali naturali. Niente cemento armato, via libera invece a legno certificato e strutture reversibili. E ogni concessione dovrà garantire la visuale del mare per almeno il 50% del proprio fronte. Inoltre almeno il 75% delle superfici dovrà rimanere permeabile. L’obiettivo è ridurre l’impatto urbanistico e recuperare il carattere naturale della costa.
Tra le novità più particolari previste dal Piano ci sono anche nuove funzioni dedicate all’inclusione e al turismo. Sono previste spiagge attrezzate per persone con gravi disabilità, passerelle fino alla battigia, carrozzine speciali per l’accesso al mare, aree dedicate agli animali d’affezione, spazi per il turismo naturista e aree destinate alla celebrazione di matrimoni civili in spiaggia. Una trasformazione che punta a rendere il litorale fruibile durante tutto l’anno e non soltanto nei mesi estivi.
Il sogno dello storico Stabilimento Roma
Tra le proposte che stanno attirando maggiore attenzione c’è quella di riportare in vita uno dei simboli perduti del litorale. Lo Stabilimento Roma. A rilanciare l’idea è stato il presidente della Commissione Patrimonio, Yuri Trombetti, attraverso un emendamento che punta a ricostruire, dopo 83 anni, uno dei luoghi più iconici della storia balneare romana. Un progetto che ha già ottenuto il via libera delle commissioni competenti e che potrebbe diventare uno dei simboli della nuova stagione di Ostia.
L’approvazione in Aula di ieri non rappresenta il traguardo finale. Adesso si apre la fase forse più delicata. Il Piano dovrà passare attraverso la Conferenza dei Servizi con Regione Lazio, Demanio, Capitaneria di Porto, Soprintendenza e tutti gli enti coinvolti. Entro 45 giorni dovranno arrivare i pareri definitivi. Solo allora il nuovo PUA di Ostia potrà diventare operativo. E solo dopo arriveranno le gare e i nuovi affidamenti. Per questo motivo il voto di ieri segna contemporaneamente una fine e un inizio.
La rivoluzione del mare di Roma riuscirà davvero a partire senza lasciare sulla spiaggia migliaia di cabine e una stagione balneare, quella del 2027, piena di incognite? La vera sfida adesso non è più scrivere le regole. È applicarle. E sarà proprio lì, tra demolizioni, nuove concessioni, investimenti e tempi della burocrazia, che si capirà se il mare di Roma riuscirà davvero a voltare pagina oppure se il PUA resterà l’ennesima grande promessa affacciata sul mare.