Ostia, la ‘discesa agli inferi’ del Village: da bene confiscato ai clan a baraccopoli sul mare con aggressioni quotidiane (FOTO)
Doveva essere il riscatto di Ostia. È diventata ila sua immagine più brutta. L’ex Village, storico stabilimento balneare del litorale romano, oggi è una terra di nessuno, un ammasso di cabine sventrate, rifiuti, bivacchi e occupazioni abusive affacciate sul lungomare Paolo Toscanelli. Un luogo che racconta, meglio di mille parole, cosa succede quando la legalità resta sulla carta e l’abbandono prende il sopravvento.
Da icona della movida a simbolo del degrado urbano
Per anni è stato uno dei punti di riferimento della movida di Ostia, frequentato da vip e romani in cerca di giornate al mare e di serate leggere. Poi la scoperta dei legami con il clan Fasciani, il sequestro, la confisca. Doveva essere l’inizio di una nuova storia. È stato solo l’inizio di una lunga agonia.
Oggi il Village è occupato da decine di sfollati e clochard, trasformato in un accampamento abusivo. Le vecchie cabine in legno sono state divise con teli, coperte, cartoni, ricavate in mini-alloggi di fortuna. I piazzali dove un tempo si ballava sono ricoperti di immondizia, vestiti abbandonati, resti di bivacchi. Tavoli e sdraio recuperati chissà dove convivono con carrelli della spesa usati per trasportare cibo e bottiglie di alcol.
I sequestri, i tribunali e una rinascita mai avvenuta
La parabola del Village è una sequenza di occasioni mancate. Dopo le operazioni “Nuova Alba” e “Tramonto”, che tra il 2013 e il 2014 portarono alla confisca dei beni del boss Carmine Fasciani, la struttura finì sotto la gestione giudiziaria. Nel 2018 il Tribunale di Roma affidò il complesso a due amministratori. Poi il passaggio all’Agenzia nazionale dei beni confiscati alle mafie, quindi la gestione, fino al 2022, a Roberto Messina, presidente di Federanziani ed esponente della Lega, finito successivamente agli arresti domiciliari per riciclaggio e truffa. Da lì, il tracollo definitivo.
Negli ultimi anni il Village è stato devastato da incendi, raid vandalici e occupazioni sempre più estese. Oggi le cabine rimaste in piedi sono poco più di un centinaio. Il resto è un cumulo di macerie bruciate, rifiuti e degrado.
Chi prova ad avvicinarsi per documentare la situazione viene minacciato o aggredito. È accaduto a due attivisti del territorio lil 31 gennaio, è successo di nuovo lunedì 2 febbraio a Marco Doria, davanti agli agenti della scorta. Come a dire che lì non deve entrare nessuno, comandano loro, almeno fino a quando gli viene permesso.
L’allarme politico: “Qui il degrado è fuori controllo”
Di fronte a una situazione ormai fuori controllo, Roma Capitale ha annunciato una svolta. L’assessorato al Patrimonio ha spiegato che la strada individuata è quella di demolire le cabine rimaste in piedi, circa un centinaio, e riconvertire l’area in spiaggia libera attrezzata. La cooperativa Melograno, assegnataria del bene tramite bando comunale lo scorso anno, non è mai riuscita a prendere davvero in mano lo stabilimento. Le condizioni strutturali, l’estensione dell’area e l’assenza di sicurezza hanno reso impossibile qualsiasi rilancio. Le ruspe, secondo il Campidoglio, potrebbero arrivare a breve, anche in vista dell’estate 2026.
Durissimo il commento di Alessandro Aguzzetti, consigliere del X Municipio e vicepresidente della Commissione Bilancio e Patrimonio. «Qui ci sono cabine occupate, prostituzione notturna, spaccio, uso di sostanze stupefacenti, rifugi per ladri. In questa porzione di litorale si concentra oggi il peggior degrado di Ostia, a poche centinaia di metri dall’ex colonia Vittorio Emanuele, anche questa fuori controllo». Poi l’appello diretto all’amministrazione: «Serve responsabilità. L’assessore Tobia Zevi venga a fare un sopralluogo immediato. Quest’area deve essere sgomberata subito. Alle forze dell’ordine chiedo un intervento deciso e risolutivo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dalla legge».










