Ostia, l’allarme dei bagnini, dopo i 25 ricorsi contro il bando-ponte: la stagione 2026 parte senza certezze

Ostia, un pattino di salvataggio

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Ostia, la partita delle concessioni sul litorale romano, già accesa dai 25 ricorsi contro il “bando-ponte” del Campidoglio, ora produce un effetto collaterale concreto: la tenuta dei servizi essenziali, primo fra tutti il salvataggio. Le udienze e le decisioni attese in primavera mantengono in sospeso una filiera fatta di gestori, lavoratori stagionali e presìdi di sicurezza. E mentre i tribunali scandiscono i tempi, sul fronte operativo cresce la preoccupazione di chi in mare interviene davvero: i bagnini.

La voce dei bagnini: “serve un Piano Collettivo di Salvataggio”

In questo quadro si inserisce l’appello di Alessandro Rocca, referente dei bagnini del litorale romano: la richiesta è attivare subito un Piano Collettivo di Salvataggio (PCS) per evitare che l’incertezza sulle gestioni produca, a cascata, vuoti di presidio sulle spiagge. L’argomento è pragmatico: se cambiano i titoli o si rallentano subentri e aperture, il servizio di salvataggio rischia di diventare disomogeneo, con tratti coperti e tratti scoperti proprio nei giorni di maggiore afflusso.

Come funzionerebbe il PCS e cosa chiede alle istituzioni

La proposta, così come descritta, punta a una regia unica: un accordo operativo tra stabilimenti aderenti, eventuale supporto dell’amministrazione e valutazione/approvazione della Capitaneria di Porto di Roma. Il coordinamento verrebbe affidato a un soggetto specializzato, chiamato a definire un piano operativo, standard omogenei, formazione e mezzi di soccorso, garantendo continuità anche in caso di chiusure o transizioni tra gestori. Sullo sfondo resta un altro nodo giuridico: la giurisprudenza continua a considerare illegittime le proroghe automatiche delle concessioni, rendendo ancora più urgente una soluzione “tecnica” che separi la sicurezza in mare dal braccio di ferro amministrativo.

Il bando-ponte in numeri: 31 concessioni, tre tipologie e vincoli stringenti

Al centro del contenzioso c’è anche, come accennato in apertura, l’avviso pubblico di Roma Capitale per 31 concessioni di beni demaniali marittimi sul litorale, articolate in tre tipologie: stabilimenti balneari, esercizi di ristorazione e spiagge libere con servizi. L’avviso prevede, inoltre, un limite massimo di una concessione per ciascuna tipologia, impostazione che punta a evitare concentrazioni ma rende la macchina più delicata sul piano organizzativo. È un impianto amministrativo complesso, che incrocia Codice della Navigazione, norme regionali e regole di evidenza pubblica.

Il precedente 2025: stop del TAR, appello e il nodo del PUA

Nel 2025 il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio aveva sospeso in via cautelare la gara, fissando l’udienza di merito al 14 ottobre. La stessa Roma Capitale aveva indicato, tra i punti critici, l’assenza del Piano di Utilizzo degli Arenili (PUA) e il conflitto tra durata annuale imposta dalla cornice regionale e orizzonti più lunghi previsti dalla normativa nazionale, oltre al tema delle royalty. Successivamente, l’Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare del Comune, consentendo la prosecuzione dell’iter.

Il calendario giudiziario e la “soglia” del 1° maggio

Il punto, oggi, è che la fisiologia dei tempi processuali rischia di sovrapporsi all’avvio della stagione. In queste settimane, secondo ricostruzioni che richiamano provvedimenti interlocutori del TAR, sarebbero state disposte integrazioni del contraddittorio e nuove scadenze che spostano in avanti la trattazione, di fatto oltre l’inizio della stagione balneare. Tradotto: si può aprire mentre pende un giudizio potenzialmente decisivo, con il rischio di ritrovarsi a stagione avviata dentro un nuovo scenario amministrativo.