Ostia, sigilli a una parte dello stabilimento Capanno. I gestori: ”Siamo regolarmente aperti”


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Il nuovo caso esploso sul lungomare di Ostia ha un peso che va oltre il singolo stabilimento. Una parte del Capanno Beach Club è stata sequestrata da Polizia Locale e Guardia di Finanza, ma i gestori hanno subito scelto la linea della rassicurazione: struttura aperta, cucina operativa, servizio regolare. Secondo la loro versione, il provvedimento riguarderebbe solo un’area circoscritta, ferma per lavori di riqualificazione edilizia e non per attività abusiva in corso.

Non solo un blitz, ma un segnale sul litorale

Il punto, però, è che il Capanno non arriva in un vuoto politico e amministrativo. Il sequestro di oggi si inserisce dentro una stagione già tesissima per il mare di Roma. Il Corriere racconta che sul litorale è in corso una maxi-inchiesta sulle difformità edilizie e sui titoli concessori mancati; appena il giorno prima erano finite sotto sequestro circa 200 cabine del V-Lounge, mentre a marzo i sigilli avevano colpito anche 212 cabine del Venezia. Il quadro, quindi, è quello di una stretta che non riguarda un solo nome, ma un intero sistema.

Il mare di Roma stretto tra bandi, ricorsi e confusione

Qui sta il cuore politico della vicenda. Roma Capitale, nel maggio 2025, aveva rivendicato l’assegnazione di 30 lotti balneari su 31, parlando di trasparenza, nuovi gestori e rilancio del litorale. Ma nelle ultime settimane la situazione è tornata opaca: a fine marzo molti stabilimenti aspettavano ancora il via libera per aprire, tra ultimatum sulle irregolarità, demolizioni, ricorsi e incertezza generale. In questo clima, persino la parola “sgombero” è diventata terreno di scontro, perché secondo LabUr negli atti del Comune non risultava alcun ordine formale, ma solo un invito amministrativo.

Schiuma alza il tiro contro il Campidoglio

Ed è proprio qui che trova spazio la lettura politica di Fabio Sabbatani Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia. Senza riferirsi direttamente al Capanno, Schiuma in questi giorni ha attaccato il metodo del Campidoglio sul governo del territorio: ha detto che “Roma Capitale deve mantenere gli impegni” e ha accusato l’amministrazione di continuare a “giocare a nascondino”, chiedendo risposte chiare, tempi certi e trasparenza amministrativa. È una linea che sul caso Ostia suona come un’accusa precisa: il problema non è solo il controllo, ma il caos che lo accompagna.

Oltre il Capanno, la battaglia è sul modello di Ostia

Per questo il caso Capanno rischia di diventare più di una notizia di cronaca. Da una parte ci sono i gestori, che parlano di equivoco e difendono la continuità dell’attività. Dall’altra ci sono magistratura, controlli e verifiche su un litorale che da mesi vive sospeso tra legalità da ristabilire e stagione balneare da salvare. In mezzo resta la politica, chiamata a decidere che cosa debba essere davvero Ostia: una vetrina improvvisata, oppure un pezzo strategico di Roma governato con regole comprensibili, uguali per tutti e finalmente stabili.