Ostia, sprint sull’appalto per ‘salvare’ i 24 milioni PNRR: il Parco del Mare corre (a perdifiato) verso giugno
Ostia, il progetto del Parco del Mare è stato presentato oggi a Università Roma Tre, in un incontro pubblico seguito da tavoli tematici con associazioni e operatori. In prima fila Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e il presidente del Municipio Roma X Mario Falconi. Il messaggio politico è chiaro: la tabella di marcia non ammette rallentamenti.
La scadenza che pesa: appalti entro giugno, altrimenti salta il banco
I numeri, sulla carta, sono ambiziosi: 7,4 km di riqualificazione del fronte mare, 9,5 km di percorsi pedonali, nuove piazze, depavimentazioni e un sistema dunale “ricostruito”. Il punto, però, è la tempistica: una quota consistente degli affidamenti dovrà essere chiusa entro giugno 2026, con il rischio esplicito di perdere le risorse se la macchina amministrativa non corre.
È qui che torna utile il proverbio: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. Quando la priorità diventa “non perdere i soldi”, la qualità delle verifiche rischia di passare in secondo piano?
Dune, viabilità, parcheggi: rigenerazione o spostamento del problema?
Il progetto punta a trasformare il litorale in un’infrastruttura paesaggistica continua, con il “Parco delle Dune” e interventi su assi come Lungomare Duca degli Abruzzi, Lungomare Paolo Toscanelli e Piazza dei Ravennati. La regia tecnica passa da Risorse per Roma e la progettazione è in capo a ABACUS Srl.
Ma il nodo resta: ridurre asfalto e auto sul mare è un obiettivo condivisibile; spostare traffico e sosta “più indietro” può però scaricare pressione su quartieri e aree verdi interne, se non governato con scelte chirurgiche.
Un litorale già sotto stress: erosione, mareggiate e adattamento climatico
L’elemento più delicato è il contesto: la costa di Ostia è da anni esposta a erosione e mareggiate, tanto che la Regione ha già finanziato e realizzato interventi di mitigazione (barriere soffolte, ripascimenti, protezioni e dragaggi).
In un quadro del genere, “toccare” l’equilibrio costiero—dune, accessi, corridoi del vento, drenaggi—richiede un livello di cautela superiore alla media? Non basta dire “più verde”: serve dimostrare che le scelte migliorano davvero resilienza e microclima, e non producono effetti collaterali a distanza di pochi inverni.
I dubbi: trasparenza, tempi e verifiche ambientali davvero robuste?
L’amministrazione rivendica un iter in chiusura e cantieri nel 2026, con completamento entro il 2028. Tuttavia, quando i cronoprogrammi diventano la notizia, la domanda è un’altra: quali garanzie reali accompagnano le promesse? Bilancio del suolo impermeabile (prima/dopo), alternative di tracciato, gestione dei cantieri, valutazioni su habitat e specie, accessibilità e sicurezza idraulica? In assenza di risposte misurabili e facilmente consultabili, il rischio è che il confronto resti “a valle” delle decisioni chiave, ridotto a manutenzione di consenso?
Cosa ha scritto Il Nuovo 7 Colli negli ultimi mesi
Negli ultimi mesi Il Nuovo 7 Colli ha raccontato proprio la ‘frizione’ tra accelerazione politica e fragilità ambientale. A novembre 2025 abbiamo riportato il “no” di associazioni ambientaliste e comitati, con l’attenzione su aree verdi storiche e consumo di suolo, oltre ai timori per viabilità e parcheggi spostati verso l’entroterra.
Ad agosto 2025 abbiamo ancora evidenziato il passaggio in Regione per le valutazioni e il tema dell’impatto complessivo sul waterfront, citando anche la pressione dei tempi legati ai finanziamenti.
Infine, a fine gennaio 2026 abbiamo parlato di una “frenata” e della necessità di riscrivere/aggiornare parti del progetto dopo modifiche e rilievi su aree di valore ambientale, con riapertura dei termini e nuova finestra per osservazioni.
Più prudenza e ascolto vero: non era la strada più saggia?
Resta una domanda di metodo, prima ancora che di merito: per un progetto di questa portata—che interviene su un litorale fragile e già messo alla prova da erosione e mareggiate—non sarebbe stata più opportuna una dose maggiore di prudenza, con tempi davvero compatibili con studi, verifiche e alternative progettuali? Se l’ascolto del territorio è un passaggio sostanziale, dovrebbe incidere sulle scelte prima che diventino irreversibili, non limitarsi a “tavoli” a cronometro. Perché accelerare oggi per rispettare scadenze di finanziamento può significare trovarsi domani a pagare, in ritardi e correzioni, problemi che si potevano prevenire con più trasparenza e confronto reale.