Ostia, traballa la stagione 2026: 25 società ancora contro il Campidoglio in Tribunale: “Il bando-ponte di tre anni con royalty va annullato”

Ostia, sullo sfondo piazza Anco Marzio, in primo piano sindaco Gualtieri e mini sindaco Falconi

Contenuti dell'articolo

Traballa la stagione balneare 2026: il Tribunale Amministrativo del Lazio ha ritenuto meritevoli i 25 ricorsi contro il bando-ponte del Campidoglio del 2025 relativo a 31 concessioni e stabilito che i loro casi verranno trattati nel corso di numerose udienze che si svolgeranno tra aprile e maggio prossimi, con le sentenze di primo grado attese già tra maggio e giugno. Tradotto dal giuridichese, significa che la partita della gestione del litorale per il 2026, evidentemente, non solo è ancora ad alto rischio di annullamento, ma anche che è ancora decisamente incandescente. Accanto a molte di queste società che gestiscono ristoranti, bar, chioschi, stabilimenti, etc, in Tribunale, si è schierata anche Confcommercio Roma, un vero e proprio colosso del settore turistico-ricettivo romano.

Dentro il bando: 31 lotti, una durata corta e una royalty sul fatturato

La gara lanciata dal Campidoglio nel 2025 e che era stata preannunciata come risolutiva dei problemi del litorale riguarda 31 tra stabilimenti balneari, esercizi di ristorazione e spiagge con servizi. La logica del Campidoglio prevedeva affidamenti brevi: un anno più due extra, una sorta di traghettamento solo provvisorio. Che non permetterebbe alle società – questa almeno è la loro tesi – di investire seriamente sulle strutture ottenute. Più una novità che ha fatto rumore, perché secondo i ricorrenti sa di cassa: una royalty legata al fatturato, oltre ai canoni, da pagare a Palazzo Senatorio, ma presentata dai politici come ‘leva’ per reinvestimenti sul litorale. Tutti aspetti che le 25 società chiedono vengano annullate dal Tribunale.

Ricorsi a raffica: dal “muro” al TAR al ping-pong con il Consiglio di Stato

La parola che ritorna è “ricorsi”. 25 ricorsi. Nel 2025 il TAR ha già sospeso il bando in via cautelare, prima che il Consiglio di Stato ribaltasse la sospensiva permettendo di andare avanti, ma sempre e solo in via provvisoria. Nel frattempo, secondo quanto emerge dal contenzioso, la lista degli atti contestati dai concessionari si è allungata: non solo il bando, ma anche l’impianto che lo regge. E adesso, con udienze rinviate oltre la soglia simbolica del 1° maggio, la sensazione è quella di un litorale amministrato “col fiato corto”: si corre per aprire, mentre i giudici decidono dopo. E i nodi rischiano di venire al pettine all’avvio di stagione.

Giunta o dirigente? Il punto politico che imbarazza

Nel fascicolo del Tribunale compaiono anche delibere di indirizzo della Giunta (richiamate come cornice di criteri generali), ma l’atto che “accenderebbe” davvero la gara — quello che mette nero su bianco regole, tempi e struttura del bando — sarebbe una determina firmata da un dirigente. Che ai concessionari non andrebbe giù. Traduzione politica: la scelta più esplosiva (durata, regole, meccanismo economico) finisce nella zona grigia dell’amministrazione, mentre la politica resta sullo sfondo a fare la regia senza metterci la faccia fino in fondo.

Il retroscena: una Capitale a corto d’ossigeno e il bando come “salvadanaio”

Roma che fatica tra debiti, mutui e conti sotto pressione ora è ancora più pressata. In questo scenario, una royalty sul fatturato non è un dettaglio tecnico: rischia di trasformarsi in politica fiscale travestita da modernizzazione del litorale. Ma la scorciatoia può costare cara: più il bando è contestato, più cresce il rischio che la città paghi in ritardi, contenziosi e possibili risarcimenti. E allora la domanda diventa corrosiva: il Campidoglio sta “restituendo il mare ai romani”, come aveva promesso, o sta cercando ossigeno per i conti caricando l’estate 2026 di una scommessa legale?

La resa dei conti

Sul piano politico, il dossier è una mina: gli operatori (con il supporto delle associazioni di categoria) che chiedono l’annullamento e denunciano tempi e regole ingestibili. In mezzo, Ostia: dove ogni estate è lavoro, turismo, ordine pubblico. E dove l’impressione è che la città stia giocando la partita più delicata — il suo mare per la stagione 2026 — con un copione scritto a colpi di determine e udienze rinviate.