Palazzo Esedra in vendita a Roma a 200 milioni: la storica Galleria rischia di perdere le botteghe storiche
Roma si sveglia con un’indiscrezione destinata a far rumore: Palazzo Esedra sarebbe pronto a finire sul mercato e la cifra in ballo supererebbe i 200 milioni di euro. Parliamo di uno degli edifici più riconoscibili della città, quello che “abbraccia” Piazza della Repubblica con la sua forma a semicerchio e che da oltre un secolo è legato alla famiglia Feltrinelli. Un’operazione che, se confermata, non sarebbe soltanto una delle più ricche dell’anno, ma anche una delle più simboliche: perché quando cambia padrone un luogo così, cambia spesso anche un pezzo di città.
I potenziali acquirenti: l’interesse dei grandi gruppi
A certe cifre non si arriva per caso e non ci si arriva da soli. Il profilo dell’operazione suggerisce l’ingresso in campo di grandi gruppi finanziari e assicurativi, capaci di muovere capitali enormi e di ragionare su prospettive di lungo periodo. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza spiccano colossi come UniCredit e Allianz, che potrebbero valutare un investimento non solo immobiliare, ma anche strategico: visibilità, prestigio, presenza nel cuore della Capitale. Un bene del genere non è soltanto “spazio”, è potere urbano.
Dentro la Galleria: cinema, hotel e un’identità commerciale in bilico
Il tema però non è soltanto “chi compra”, ma che cosa succede a chi c’è già. Palazzo Esedra è una macchina complessa: ospita uffici, attività e una galleria interna che negli anni è diventata un piccolo universo cittadino.
C’è il multisala The Space, c’è l’accoglienza alberghiera con l’hotel Mascagni Collection, e poi ci sono i luoghi che non si misurano in metri quadri ma in memoria. Su tutti, l’antica pasticceria siciliana Dagnino, una tappa che per romani e turisti significa tradizione, abitudine, storia quotidiana. Ed è qui che si concentra l’ansia: con contratti arrivati a scadenza, l’equilibrio è fragile.
Dagnino e le botteghe storiche: quando il centro perde se stesso
Il rischio è chiaro e riguarda un intero modello di città. Se la “grande operazione” entra nel vivo, il destino delle botteghe storiche potrebbe diventare una variabile sacrificabile. Dagnino non è un semplice bar: è un simbolo di quella Roma commerciale che resisteva al tempo, un presidio fatto di relazioni, passaggi quotidiani, identità.
Quando chiude un posto così, non si perde solo un’insegna: si perde un linguaggio urbano, un rito collettivo. E il centro, già sottoposto a trasformazioni costanti, rischia di diventare ancora più selettivo: bello da vedere, ma sempre meno riconoscibile per chi lo vive.
Un edificio “cartolina” che vale più dei suoi numeri
Palazzo Esedra non è un immobile qualsiasi. Progettato tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento dall’architetto Gaetano Koch, è un pezzo di scenografia monumentale della Roma moderna. Cinque piani, due corpi gemelli a semicerchio, una superficie complessiva di circa 30mila metri quadrati: è un gigante elegante, un punto di riferimento anche per chi lo attraversa senza accorgersene. Proprio per questo, la vendita non è soltanto un affare tra privati. È una scelta che può modificare flussi, uso degli spazi, persino il volto percepito di una piazza che è snodo di vita e turismo.
Il vero bivio: rilancio o gentrificazione accelerata?
Ora la domanda è inevitabile: questa possibile vendita sarà un’occasione di rigenerazione o l’ennesimo passo verso uno “svuotamento” del centro? La riqualificazione porta benefici reali: restauri, servizi, sicurezza, investimenti. Ma spesso porta anche un prezzo nascosto: canoni più alti, selezione delle attività, sostituzione lenta e inesorabile di ciò che è popolare con ciò che è esclusivo. E la Galleria Esedra rischia di diventare l’ennesimo caso emblematico: un luogo perfetto per le vetrine e per le foto, ma sempre meno capace di trattenere quella sostanza viva che rende Roma diversa da qualsiasi altra città.