Palinsesti Rai 2026/2027, l’AD Rossi ribalta l’accusa di “TeleMeloni”: “Abbiamo riportato Benigni in Rai dopo 12 anni”
“TeleMeloni è quella che ha fatto rientrare Benigni in Rai dopo 12 anni”: la battuta dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, in risposta a un giornalista di LaPresse, è il punto televisivo da cui leggere i nuovi palinsesti Rai 2026/2027. Non perché una frase chiuda il dibattito sul servizio pubblico, ma perché lo obbliga a uscire dalla caricatura. Se l’accusa è quella di una Rai chiusa, identitaria e prevedibile, il ritorno di Roberto Benigni in prima serata su Rai1 diventa un fatto difficile da liquidare.
Oltre l’etichetta di TeleMeloni
Il punto, allora, non è dire che la Rai sia improvvisamente diventata perfetta. Sarebbe ingenuo. Il punto è più sottile: i nuovi palinsesti 2026-2027mostrano una Rai che tenta di rispondere alle critiche non con proclami, ma con scelte editoriali verificabili. Benigni, in questo senso, non è un nome qualunque. È un artista simbolico, trasversale, capace di parlare a pubblici diversi e di spostare la discussione dal terreno della polemica a quello della qualità dell’offerta.
La stabilità come metodo: via ai nuovi programma di Rai 1
Rai1, per la stagione 2026-2027 conferma i suoi pilastri, da Affari Tuoi a L’Eredità, da Domenica In ai grandi format di intrattenimento. A prima vista può sembrare una scelta prudente. In realtà, nel mercato televisivo attuale, la continuità è una forma di presidio. Le piattaforme frammentano l’attenzione, i social consumano i contenuti in poche ore, il pubblico si muove senza fedeltà. In questo contesto, conservare appuntamenti riconoscibili non significa restare fermi: significa difendere il rapporto quotidiano con gli spettatori.
Rai2 e Rai3, il laboratorio dell’approfondimento
Una parte molto interessante arriva anche da Rai2. L’arrivo di Salvo Sottile a Ore 14, il nuovo talk di Roberto Inciocchi e il programma di Vittorio Brumotti in prima serata indicano una rete che prova a ridefinire la propria identità senza rinunciare alla cronaca, all’attualità e al racconto popolare. Non è la Rai2 delle sperimentazioni confuse, né quella dei format lasciati a metà. È una rete che tenta di diventare laboratorio controllato: meno vetrina, più funzione.
Su Rai3 è previsto anche il ritorno di Petrolio con Duilio Giammaria. Sono innesti che raccontano una scelta precisa: non cancellare l’approfondimento, ma riposizionarlo. Non sempre con formule nuove, ma con l’ambizione di ridare identità a fasce e reti che negli ultimi anni hanno spesso oscillato tra sperimentazione e rincorsa.
“Italiana”, il canale dei territori
Dentro questo disegno si inserisce anche “Italiana”, nuovo canale Rai annunciato nel riassetto dell’offerta sul digitale terrestre. L’obiettivo dichiarato è raccontare l’Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, valorizzando paesaggi, province, imprese, tradizioni e patrimonio nazionale. È forse la novità meno televisivamente rumorosa, ma una delle più coerenti con la missione del servizio pubblico: trasformare il racconto dei territori in un prodotto riconoscibile, moderno e fruibile anche su più piattaforme.
Rai Kids e la sfida dei giovani
Sul fronte ragazzi, la Rai lavora invece a una trasformazione più profonda di Rai Kids, con una nuova impaginazione dell’offerta e una strategia pensata per agire insieme su digitale e lineare. Il direttore Roberto Genovesi ha parlato di Rai Kids come possibile apripista della Rai intesa come “Digital Media Company”, con attenzione alle nuove generazioni, all’animazione italiana e a una presenza multipiattaforma più naturale. Non risulta, al momento, un canale ufficiale chiamato “Vibe”, ma il tema è chiaro: la Rai sa che i ragazzi non vanno più cercati solo davanti alla televisione.
RaiPlay, il palinsesto che non finisce in prima serata
Dentro questa architettura, RaiPlay non è più soltanto la piattaforma dove rivedere ciò che è andato in onda. È il luogo in cui il palinsesto si allunga, si conserva e cambia pubblico. Il fatto che nella presentazione dell’offerta 2026/2027 la Rai dedichi un capitolo specifico a RaiPlay e uno ai contenuti digitali e transmediali segnala una direzione precisa: la televisione pubblica non può più coincidere solo con la griglia dei canali lineari. Deve diventare archivio, catalogo, accesso on demand, racconto parallelo. È qui che la sfida diventa meno visibile ma più decisiva: portare il servizio pubblico fuori dall’orario fisso, senza perdere riconoscibilità editoriale.
Una Rai meno urlata, più leggibile
La vera innovazione dei palinsesti Rai 2026/2027 non è dunque la rottura spettacolare. È una manutenzione ambiziosa. Rai1 consolida. Rai2 prova a ridefinirsi. Rai3 recupera profondità. “Italiana” porta i territori dentro una cornice autonoma. Rai Kids guarda ai linguaggi dei più giovani. Non tutto funzionerà automaticamente, e molto dipenderà da ascolti, qualità delle puntate e tenuta dei format. Ma il disegno, questa volta, è leggibile: meno slogan, più architettura editoriale.
La prova sarà il pubblico
Rossi ha scelto di rispondere all’accusa di “TeleMeloni” con il caso Benigni. È una replica politicamente efficace perché poggia su un fatto concreto. Ma il giudizio finale non si giocherà nelle conferenze stampa. Si giocherà davanti al pubblico, giorno dopo giorno. Se la Rai saprà trasformare questi innesti in programmi necessari, allora il nuovo palinsesto sarà davvero innovativo. Non perché avrà cambiato tutto, ma perché avrà fatto una cosa più difficile: cambiare, migliorare, innovare, ma senza mai perdere se stessa.
