Pamela Mastropietro oggi avrebbe compiuto 21 anni. Aspetta ancora giustizia

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“Auguri Pamela. Oggi avresti compiuto 21 anni. La battaglia per donarti giustizia continua. Contro tutto e contro tutti”. Lo ha scritto su Facebook Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e legale della famiglia della ragazza uccisa e fatta a pezzi in un appartamento a Macerata il 29 gennaio 2018.

La mattanza di Oshegale nelle carte del processo

Una vicenda per la quale il nigeriano Innocent Oshegale sta scontando l’ergastolo. Le motivazioni della sentenza parlano di un delitto brutale. Una mattanza senza precedenti. «Dopo aver accoltellato la ragazza ancora in vita, provvedeva non soltanto al depezzamento e alla dissezione del corpo, ma attendeva all’accurato lavaggio di tutti i resti con la varechina, cospargendo con l’ipoclorito di sodio anche i genitali e le labbra di Pamela – sottolinea la Corte – attività funzionale ad un inquinamento della prova omicidiaria». Per i giudici Oseghale «senza attendere che Pamela smaltisse completamente gli effetti dell’eroina», che si era iniettata dopo essere salita nell’appartamento del nigeriano in via Spalato 124 a Macerata, «abusava delle condizioni di inferiorità per avere un frettoloso rapporto non protetto cui la ragazza, presumibilmente abbozzando una reazione, non aveva acconsentito con quelle modalità». Sarebbe questo il movente: «per evitare che Pamela, una volta ripresasi completamente lo potesse denunciare, subito dopo il rapporto le infliggeva due coltellate».

La famiglia di Pamela Mastropietro chiede verità e giustizia

La famiglia continua la ricerca di verità e giustiza. Non solo per l’atroce delitto, ma per la beffa di non poter denunciare lo stupro che l’ha preceduto.

Per la legge infatti i familiari di una vittima di violenza sessuale non possono denunciare il reato, neanche in caso di morte. “Una battaglia personale, direte Si, ovvio. Ma che, per le tematiche ad essa sottese, riguarda tutti. E che, per la sua durezza e complessità si è trasformata da subito in una guerra. Che combatterò fino alla fine, con ogni mezzo lecito possibile”, annuncia l’uomo che lancia l’appello: “affinché, in Parlamento, ci si muova per colmare il vuoto legislativo che ha fatto si che, a famiglia di mia nipote (domani, magari, potrebbe toccare ad altri) non abbia avuto la possibilità di accedere ad un processo per capire se essa sia stata oggetto di violenza sessuale, il giorno del suo allontanamento dalla comunità terapeutica a doppia diagnosi dove era ricoverata. Uno Stato di diritto deve intervenire e deve proteggere i suoi cittadini!”, afferma lo zio di Pamela pronti a combattere per la verità e la giustizia.

L’ex fidanzato romeno la drogava e faceva prostituire

a carico dell’ex fidanzato di Pamela, colpevole di averla avviata all’uso di droghe. Per Andrei Claudiu Nitu quel fidanzato giovane e troppo problematico, poi arrestato per aver compiuto sette rapine ai danni di ragazzini, la procura di Roma ha chiesto la condanna, in abbreviato, a sei anni e sei mesi di carcere per cessione di sostanze stupefacenti, induzione alla prostituzione e circonvenzione di incapace, proprio nei confronti di Pamela allora poco più che sedicenne. Per Pamela Mastropietro l’anticamera dell’inferno si era aperta proprio a Roma, a piazza Re di Roma. Mesi prima che venisse ritrovata nelle due valigie a Macerata.

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