Papa Leone XIV, un anno dopo: il Pontefice che ha sfidato Trump e rimesso la pace al centro della Chiesa

Papa Leone, in una recente apparizione

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Un anno fa si affacciava dalla Loggia di San Pietro con poche parole e un tono quasi disarmante. Nessun proclama, nessuna ricerca dell’effetto. Solo una frase ripetuta più volte: “La pace sia con voi”. Dodici mesi dopo, quella linea è diventata il marchio del pontificato di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost: il primo Papa americano della storia, ma anche il Pontefice che più di tutti ha incrinato il rapporto tra Vaticano e nuova destra sovranista statunitense.

L’8 maggio 2025, davanti a oltre centomila persone in Piazza San Pietro, i cardinali usciti dal Conclave presentarono al mondo un nome che spiazzò molti ambienti conservatori. In tanti immaginavano un Papa pronto a smarcarsi dall’eredità di Papa Francesco. È accaduto l’opposto. Con uno stile più sobrio, meno istintivo e meno mediatico, Leone XIV ha continuato a battere sugli stessi temi: migranti, periferie, povertà, dialogo, stop alle guerre. E soprattutto su una parola che è diventata quasi un manifesto politico e spirituale: pace.

“Una pace disarmata e disarmante”: il messaggio che ha segnato il pontificato

Già dal primo discorso, Papa Leone aveva fatto capire dove avrebbe portato la Chiesa. Non verso uno scontro identitario, ma verso una diplomazia morale capace di parlare a tutti. “Una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante”: una frase rimasta impressa anche ai suoi critici. Perché da quel momento il Papa americano ha iniziato a muoversi su un terreno delicatissimo: criticare guerre, riarmo e nazionalismi mentre il mondo andava nella direzione opposta.

Nel primo anno di pontificato, Leone XIV ha moltiplicato i viaggi in Medio Oriente e in Africa, tentando di rafforzare il ruolo internazionale del Vaticano nei conflitti più esplosivi. Ha parlato di Gaza, Ucraina, Iran, migrazioni e disuguaglianze senza usare mezzi termini. E lo ha fatto anche quando quelle parole hanno irritato governi e alleati occidentali.

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Lo scontro con Trump che ha spaccato il mondo cattolico americano

Il momento di rottura è arrivato con Donald Trump. Uno scontro frontale, pubblico, feroce. E per molti versi storico. Tutto è esploso quando il Papa ha criticato apertamente la teoria della “guerra giusta” e l’uso della religione come giustificazione politica dei conflitti. Leone XIV parlò di “delirio di onnipotenza” riferendosi alla corsa militare internazionale e chiese negoziati immediati.

La risposta dell’ex presidente americano è stata violentissima. Trump ha accusato il Pontefice di essere “debole”, “pericoloso” e inadatto a comprendere la politica estera. Da lì in poi, il rapporto tra Vaticano e mondo trumpiano è precipitato. Il punto più basso è arrivato quando Trump ha condiviso un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo raffigurava in versione messianica, subito dopo aver attaccato il Papa. Una provocazione che ha scatenato polemiche enormi anche dentro il mondo conservatore cattolico americano.

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Il Papa anti-nazionalismo che divide gli Stati Uniti

Dietro lo scontro non c’è soltanto una questione personale. C’è una visione opposta del mondo. Da una parte Trump e l’America del nazionalismo religioso. Dall’altra un Papa che ha ripetuto più volte che “nessuna nazione è scelta da Dio” e che il cristianesimo non può diventare uno strumento di potere politico. Parole che hanno irritato influencer conservatori, media vicini ai repubblicani e parte dell’universo evangelico statunitense. Alcuni hanno definito Leone XIV “troppo liberal”, altri addirittura “comunista”. Ma il Papa non ha arretrato di un millimetro.

“Continuerò a parlare contro la guerra”, ha detto dopo gli attacchi della Casa Bianca. E proprio quella fermezza, calma ma continua, ha rafforzato la sua immagine internazionale.

Nel frattempo, Leone XIV ha costruito un pontificato meno spettacolare ma molto strutturato. Ha guidato gli appuntamenti principali dell’Anno Santo, culminati con il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata, che ha richiamato oltre un milione di persone. Ha canonizzato figure amatissime dai ragazzi come Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, insistendo spesso su un tema preciso: il rischio dell’isolamento digitale e la necessità di tornare a relazioni vere, concrete, umane. Anche dentro il Vaticano ha iniziato a lasciare il segno. Nuove nomine, modifiche economiche, cambiamenti nello IOR e una gestione della Curia più silenziosa ma incisiva.

Un Papa meno mediatico, ma molto più politico di quanto sembri

Chi si aspettava un Pontefice “di transizione” ha probabilmente sbagliato lettura. Perché Leone XIV non ha scelto la strada dello scontro permanente o delle grandi frasi a effetto. Ha scelto qualcosa di più complicato: la continuità. Continuità con Francesco sui diritti, sulla pace e sulle periferie. Ma con uno stile diverso. Più freddo, più riflessivo, quasi chirurgico. E forse proprio per questo più difficile da attaccare.

In un tempo dominato dalla propaganda, dalla polarizzazione e dai leader che gridano, il primo Papa americano della storia sta provando a fare l’opposto: parlare piano e colpire forte.