Parchi come giungle urbane? Roma ri-prova a affidare 16 aree verdi ai privati in cambio di manutenzione
Roma ci riprova. Dopo il primo avvio e uno stop inaspettato e forse un po’ precipitoso, il Campidoglio rimette a bando con un avviso pubblico 16 aree tra parchi, piazze e punti di passaggio del Municipio IV da affidare in concessione ai privati per realizzarvi nuovi punti ristoro. Il cuore della scelta è semplice. Il privato apre un chiosco. Lavora. Incassa. Ma in cambio si prende anche il compito di tenere in ordine il verde attorno. La nuova procedura è stata riavviata il 13 marzo.
Non è solo un chiosco
Qui non c’è soltanto un bando per vendere caffè, panini o bibite. C’è una linea politica precisa. Il Comune di Roma conferma la scelta di agganciare la manutenzione ordinaria di pezzi di verde pubblico a una concessione commerciale.
Il testo lo scrive in modo chiaro. Il concessionario dovrà “effettuare un’adeguata manutenzione (pulizia e/o diserbo) dell’area circostante”. E non basta. Tra i criteri che pesano in graduatoria c’è anche la presentazione di un progetto di “riqualificazione delle aree limitrofe”, che vale 5 punti.
Tradotto in linguaggio politico: il Campidoglio, o almeno il suo braccio municipale, non promette una cura diretta e costante di queste aree. Prova invece a legare il decoro all’interesse di chi su quello spazio farà impresa. È una scelta che può apparire pragmatica. Ma racconta anche un arretramento. Dove il pubblico non arriva, si prova a far entrare il privato.
Chioschi sì, tavolini no
Il format è quello del chiosco piccolo e compatto. Il progetto parla di una struttura da circa 12 metri quadrati, modello “Centro Storico”, larga 4 metri e profonda 3. Il punto ristoro potrà somministrare alimenti e bevande, ma “senza occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie”. Niente dehors. Niente salottini all’aperto. Niente trasformazione del parco in una piccola piazza privata.
Questa è la cornice scelta dall’amministrazione. Il chiosco deve restare un presidio leggero. Un punto di servizio. Non un’occupazione espansiva dello spazio.
Dieci anni, canone e tutte le spese
La concessione durerà 10 anni. Il vincitore dovrà attivare l’attività entro sei mesi dal rilascio. Ma il conto è tutto sulle spalle del concessionario. Il bando mette a carico del privato la realizzazione del chiosco, la pulizia, la manutenzione ordinaria e straordinaria, gli allacci, le assicurazioni, il personale e il canone annuo di occupazione. Per le 16 aree si parla di importi compresi tra 1.589 e 1.739 euro l’anno, salvo aggiornamenti successivi.
È qui che la formula diventa evidente. Il Comune concede spazio pubblico. Il privato investe. E in cambio si carica anche una quota di manutenzione urbana.
Le 16 aree coinvolte
Le postazioni previste sono in via Pergola all’incrocio con via Fabriano; alla metro Santa Maria del Soccorso sull’area dell’ex edicola; in piazza Ambrosini; in via Zanardini nell’area di parcheggio adiacente al banco frutta; in viale Ferdinando Santi vicino all’area cani; in via del Tecnopolo angolo via Giacomo Peroni, fronte Nuova Sair; nell’area parcheggio di largo Paolo Panelli-Targa Ultimo; in piazza Santa Maria dell’Olivo a Settecamini; in piazza Smart; al Parco dell’Acqua Virgo; al Parco Meda-Andrea Campagna; al Parco Petroselli presso via Cartesio; al Parco Nuovo Auspicio; in piazza Giovanni Spadolini; in via Tommaso Smith civico 2; e nell’area “Rambla”.
Non si parla quindi di un episodio isolato. Si parla di una rete di spazi pubblici, alcuni verdi, altri di passaggio, che vengono messi dentro la stessa logica.
Il nodo vero resta politico
Il punto, alla fine, non è il chiosco. Il punto è il modello. Roma non sta solo autorizzando 16 nuove attività. Sta ribadendo che una parte della manutenzione del verde può essere affidata, di fatto, a chi ottiene una concessione commerciale. È una scorciatoia? È una soluzione pratica? Forse entrambe le cose.
Resta però la domanda di fondo. Se il decoro dipende dall’interesse economico di chi vende, chi garantisce che l’interesse generale resti davvero al centro?
Sulla carta il Comune detta regole, vincoli e controlli. Nei fatti, la scelta è già politica. Il pubblico arretra. Il privato avanza anche nella manutenzione ‘forzata’. E questa volta rientra dalla ‘porta’ dei chioschi su aree abbandonate, con la ‘scopa’ in mano.