Parchi senza manutenzione? Ci pensano i chioschi: Roma affida 16 aree ai privati (e la manutenzione del verde la pagano loro)
Roma, sedici aree (inseriamo l’elenco completo, in formato scaricabile, alla fine di questo articolo) tra parchi, piazze e snodi del Municipio IV finiscono in concessione per nuovi chioschi: la novità è che, insieme al punto ristoro, ai privati viene chiesto di farsi carico anche della manutenzione ordinaria dell’area verde intorno, tra pulizia e diserbo, nonostante gli stessi concessionari non potranno installare, attorno ai chioschi stessi, tavoli o sedie. Una mossa che sa di “piano B”: se il pubblico fatica a garantire decoro costante, allora ci pensa chi incassa dal chiosco.
La svolta: il verde “si regge” con le concessioni
Nel linguaggio del bando è un avviso pubblico per assegnare 16 postazioni destinate a “punti ristoro”. Tradotto: il Comune di Roma apre la porta a concessionari privati per piazzare chioschi in luoghi “strategici” — aree verdi, parchi, zone ad alta frequentazione, pressi della metro e punti di interesse. I concessionari, tra l’altro dovranno pagare anche un canone di locazione mensile. Politicamente, però, il messaggio che passa è un altro: la manutenzione non si promette, si “esternalizza”.
Il chiosco stile Centro Storico, ma senza tavolini
Il format è quello già visto in centro: un chiosco compatto, circa 12 metri quadrati, “modello Centro Storico”, rettangolare, con zona somministrazione e impianto idraulico. Ma c’è un limite chiaro: niente invasione di suolo con tavoli e sedie. Il punto ristoro deve vendere e somministrare, non trasformarsi in una piccola piazza privata. E anche il colore sarà concordato con l’amministrazione.
La clausola che pesa: pulizia e diserbo “a carico di chi vince”
Qui sta il cuore politico dell’operazione. Il concessionario non deve solo costruire il chiosco: deve pagarselo, pulirlo e mantenerlo (ordinario e straordinario). Deve anche attivare le utenze, assicurare la struttura e il personale. Soprattutto, deve garantire “un’adeguata manutenzione” dell’area circostante — pulizia e/o diserbo — secondo modalità che verranno fissate nell’atto di concessione. Inoltre, il privato dovrà dichiarare prima quali attività intende eseguire, nella manutenzione del verde circostante, e tale aspetto varrà ben 5 punti nell’ambito della gara pubblica.
Dieci anni sul posto: canoni, cauzioni e responsabilità
La durata non è simbolica: la concessione vale 10 anni (con possibilità di rinnovo secondo regole vigenti). In mezzo ci sono canoni annuali indicati nel bando (tra circa 1.589 e 1.739 euro, a seconda delle aree) e un deposito cauzionale collegato ai pagamenti. Alla fine, se si chiude o scade, il privato deve rimuovere tutto e ripristinare l’area a proprie spese: niente “reperti” lasciati nel prato.
Dove spuntano: tra metro, piazze e parchi “in attesa”
Le localizzazioni raccontano una geografia precisa: via Pergola, l’area ex edicola alla metro Santa Maria del Soccorso, piazza Ambrosini, viale Ferdinando Santi, via del Tecnopolo, fino a parchi come l’Acqua Virgo, Meda–Andrea Campagna, Petroselli, Nuovo Auspicio e l’area “Rambla”. Luoghi diversi, un filo comune: spazi pubblici che chiedono presenza quotidiana, non interventi spot. E la presenza quotidiana, ora, la si compra con una concessione.
Il punto politico: se il pubblico arretra, chi controlla il “nuovo decoro”?
L’idea può piacere: più servizi, più occhi sul territorio, aree meno sporche. Ma la domanda resta: perché serve un chiosco per ottenere pulizia e manutenzione che dovrebbero essere standard? Il bando sembra certificare una resa operativa: il pubblico non ce la fa, quindi “aggancia” la cura del verde al profitto privato. Funzionerà solo se il controllo sarà serio: manutenzione vera, non una passata di scopa quando conviene. E allora la partita non è solo commerciale: è politica, e riguarda il modello di città che Roma vuole diventare.