Parla l’italiano entrato a Mariupol con le truppe del Donbass: “Militari mescolati insieme ai civili”
A Mariupol ”si combatte strada per strada, casa per casa”. Ci sono ”sabotatori ovunque” e ”nessun luogo è sicuro”. Lo dichiara ad Adnkronos Vittorio Rangeloni, trentenne originario di Lecco e che da sette anni vive a Donetsk. Nel giorni scorsi è riuscito a entrare a Mariupol insieme alle milizie popolari del Donbass e ha visto che ”sono in corso operazioni chirurgiche che porteranno al pieno controllo della città ” da parte delle forze russe. Ma ”i militari ucraini si stanno nascondendo negli scantinati insieme alla popolazione civile”. E ”le persone con cui ho parlato mi hanno detto di sentirsi in ostaggio”. Rangeloni sostiene inoltre che ”se l’obiettivo è il controllo della città da parte della Russia, non avrebbe senso raderla al suolo’. Quello che è certo è che ”nessun luogo è sicuro. I militari si spostano da una palazzina all’altra”.
Mariupol è una città completamente distrutta
A Mariupol ”tutti gli edifici, tutte le palazzine riportano i segni dei combattimenti”, sono ”distrutti” oppure ”carbonizzati, anneriti dalle fiamme”, spiega Rangeloni. ”Sono stati colpiti soprattutto i piani alti, dove sono divampati gli incendi”. Si tratta di ”appartamenti nei quali i militari ucraini hanno incontrato i russi o da dove sparano i cecchini”. Secondo Rangeloni la popolazione di Mariupol ”è stata costretta a lasciare i propri appartamenti ai militari ucraini” che hanno ”trasformato i piani alti dei palazzi in postazioni di fuoco”. E quindi da ”edifici residenziali sono diventati obiettivi militari” dai quali ”i militari ucraini sparano”. Per Rangeloni ”è ingiusto attribuire a una sola parte la distruzione” di Mariupol.
L’italiano Rangeloni ha pubblicato un libro sul Donbass
Lui lo scorso anno ha pubblicato il suo libro “Donbass. Le mie cronache di guerra”. Spiega che ”è molto pericoloso entrare in queste palazzine, ma appena si stabilizzerà situazione voglio andare negli appartamenti trasformati in obiettivi militari per vedere con i miei occhi se ci sono razioni militari, proiettili”. ”Una situazione tragica, drammatica” con ”scene da Apocalisse” prosegue Rangeloni. ”Sono stato in uno dei quartieri a ovest della città e ho visto una situazione da far accapponare la pelle”, racconta ad Adnkronos. ”Ieri sono entrato a Mariupol, ma spostarsi è difficile. Ci hanno detto che un palazzo era sicuro e poi ci sono state sparatorie lì vicino”, racconta. Impossibile, per il momento, raggiungere il teatro colpito mercoledì da un raid aereo russo, dove si ritiene si siano rifugiate un migliaio di persone.”
Pericolosissimo spostarsi per Mariupol, tutti sparano
”La zona del teatro è ancora controllata da Kiev ed è molto pericoloso andarci”, dice Rangeloni, che si muove insieme alle milizie del Donbass. ”Spero di riuscire a raggiungere presto questa zona per cercare di trovare testimoni. C’è tanta propaganda, ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino”, dice. Ancora ”irraggiungibile” anche ”l’ospedale” colpito in un raid aereo russo. ”Il viale principale è interdetto al traffico, nel mezzo sono stati posizionati autobus e camion ormai distrutti per bloccare gli spostamenti”, spiega. Ci sono ”molti cadaveri lungo le strade” di Mariupol e ”molti sono civili”, colpiti dai ”bombardamenti, dagli spari, vittime della guerriglia urbana, di bombe, dei cecchini, di schegge, non si può sapere”.
La gente non esce dai sotterranei
”Ho parlato con decine di persone, che per sopravvivere hanno deciso di non uscire dai sotterranei. Per molti di loro era la prima volta che rivedevano la luce da diversi giorni”, racconta. Ma anche uscire, a un certo punto, si rende necessario. ”Centinaia di persone hanno preso d’assalto un enorme magazzino che riforniva i principali supermercati della città . Paradossalmente il cibo e l’acqua non mancano”, afferma. ”Molte persone girano per le strade di Mariupol con i carrelli della spesa, per prendere tutto il possibile”. Da quello che ha visto ”la gente prepara da mangiare in giardino, sul fuoco. Ma anche fare la legna non è semplice perché c’è il rischio che i parchi e i boschi siano stati minati”.
Molti stanno lasciando Mariupol con ogni mezzo
”Migliaia e migliaia di persone lasciare la città a bordo di auto, sui pullmini, in bicicletta. Questo ho visto ieri a Mariupol” prosegue Rangeloni, che nel 2015 ha deciso di vivere a Donetsk. A Mariupol, dice che ”molte persone sono senza documenti, perché sono stati anneriti dagli incendi o sono andati perduti con la casa distrutta. Per loro è quindi più difficile spostarsi”. Inoltre, racconta, ”parlando con la gente di Mariupol mi sono accorto che molti in città , dopo 20 giorni, non sapevano che erano creati corridoi umanitari”. Sono ”400-500mila le persone a Mariupol, secondo alcuni li vogliono usare come scudi umani”, prosegue Rangeloni, dicendo che ”nessuno vuole una carneficina”. A voler lasciare la città sono soprattutto ”donne e bambini. Gli anziani no, dicono che ‘morire qui o da un’altra parte non fa la differenza”.
I militari ucraini asserragliati nel centro di Mariupol
Per Rangeloni, “l’anello intorno alla città si sta stringendo sempre di più e i quartieri più periferici sono già sotto il controllo dei russi e delle milizie popolari”. Inoltre ”non ci sono corridoi che permettano di far arrivare i rifornimenti ai soldati ucraini”. Per cui ”nel centro di Mariupol, dove sono asserragliati i militari del battaglione Azov, cominciano a mancare munizioni e cibo. Stanno finendo le scorte alimentari, ne avranno ancora per pochi giorni”. Secondo Rangeloni, inoltre, ”molti militari ucraini abbandonano le loro divise e cercano di fuggire attraverso i corridoi umanitari mescolandosi tra i civili”. Ma ci sono ”i check point russi attorno alla città ” di Mariupol e questi ”militari vengono identificati attraverso i tatuaggi. Decine di persone vengono fermate ogni giorno e inviate alla stazione di polizia per accertamenti”.