Partecipate di Roma, l’indagine su Ama si allarga, Santori (Lega) chiede trasparenza a Gualtieri: “Faccia chiarezza”
Roma, l’inchiesta caduta come una tegola sul Campidoglio da parte della Corte dei Conti Lazio relativa all’acquisto dei terreni di Santa Palomba su cui dovrebbe sorgere il nuovo inceneritore Acea ha riportato Ama al centro del dibattito politico, perché alle accuse dei magistrati sull’acquisto che sarebbe avvenuto a circa il triplo del prezzo di mercato si sommano ora anche le richieste politiche di verifiche e controlli che toccano il cuore del sistema rifiuti della Capitale, con un effetto inevitabile anche sulle partecipate e quindi sulla credibilità della azioni dell’Amministrazione Gualtieri.
L’affondo politico di Santori
Difatti, Fabrizio Santori, capogruppo della Lega-Salvini Premier in Assemblea Capitolina, torna a chiedere al sindaco e alla sua Giunta risposte pubbliche su Ama. Nel comunicato parla di esposti, di gare e di affidamenti che, a suo giudizio, meritano una verifica piena.
Il passaggio più netto è quello in cui avverte che Ama non può diventare una zona sottratta a trasparenza e responsabilità. Il messaggio politico di Santori è chiaro. La gestione della municipalizzata dei rifiuti, proprio perché tocca soldi pubblici e un servizio essenziale, non può essere trattata come una questione interna da chiudere nei palazzi.
Perché Ama è tornata sotto i riflettori
Il clima si è fatto più pesante proprio per quello che sta accadendo attorno al termovalorizzatore di Santa Palomba. Il 16 gennaio 2026 il Campidoglio ha annunciato l’esito positivo della conferenza dei servizi. Il sindaco Roberto Gualtieri, nella veste di commissario straordinario, ha firmato l’ordinanza che chiude positivamente la fase autorizzativa.
Nello stesso passaggio sono stati formalizzati il Paur, la Via e l’Aia. Il progetto riguarda un impianto da 600 mila tonnellate annue, accompagnato da 11 condizioni ambientali e 97 prescrizioni. Per il Campidoglio è un “passo decisivo” verso l’autonomia della città nella gestione dei rifiuti.
Le verifiche che cambiano il quadro
Il punto politico, però, si è fatto ancora più delicato tra il 25 e il 26 marzo. In queste ore diverse ricostruzioni giornalistiche hanno riferito che la Corte dei conti ha notificato 14 inviti a dedurre nell’ambito dell’indagine sul costo dei terreni di Santa Palomba. Il nodo è il prezzo pagato per l’area. Secondo quanto riportato, si parla di circa 7,5 milioni di euro a fronte di un valore ritenuto vicino ai 4 milioni, con un possibile danno erariale di circa 3,5 – 4 milioni. Tra i destinatari figurerebbero anche l’ex presidente di Ama Daniele Pace e l’ex direttore generale di Roma Capitale Paolo Aielli.
Il punto che Santori porta in Campidoglio
Qui si inserisce la mossa del capogruppo leghista. Santori prova a saldare due livelli diversi ma collegati. Da una parte c’è il tema che lui solleva da tempo, quello delle gare e degli affidamenti dentro Ama. Dall’altra c’è l’effetto politico prodotto dalle verifiche sul dossier termovalorizzatore, che riporta al centro il rapporto tra partecipate, amministrazione e controllo pubblico. In altre parole, l’opposizione prova a dire che non basta difendere la strategicità dell’azienda. Serve spiegare come vengono prese le decisioni, con quali procedure e con quali garanzie.
La partita vera
Il punto, alla fine, è più semplice di quanto sembri. Ama non è solo una sigla. È il pezzo di amministrazione che ogni giorno tocca quartieri, cassonetti, tariffe e qualità della vita. Per questo ogni ombra su appalti, affidamenti o scelte patrimoniali si allarga subito oltre i confini dell’azienda. E per questo la richiesta di chiarimento avanzata da Santori non può essere liquidata come una schermaglia tra maggioranza e opposizione. In una fase in cui sul sistema rifiuti romano si incrociano verifiche contabili, tensioni territoriali e scelte industriali enormi, la parola chiave resta una sola: trasparenza.
