Pasqua a Roma, l’ombra della guerra in Iran: 80mila arrivi a rischio e un milione di notti in bilico
Il clima di incertezza legato alla guerra in Iran e al possibile allargamento del conflitto sta iniziando a pesare sulle prospettive turistiche di Roma nel periodo pasquale, storicamente tra i più solidi dell’anno. Nelle ultime stagioni, la città ha mostrato una crescita costante, con risultati capaci di avvicinare i picchi pre-pandemia. Anche per questo, gli operatori guardavano alla primavera con aspettative elevate, rafforzate dall’onda lunga del Giubileo e da una domanda internazionale con alta capacità di spesa.
La stima di Assoturismo: “meno 80mila arrivi”
Secondo Angelo Di Porto, presidente di Assoturismo Roma e Lazio, se tra un mese la situazione restasse invariata, lo stop o la riduzione dei voli provenienti dall’area mediorientale potrebbe tradursi in circa 80mila arrivi in meno nella sola Roma. A livello nazionale, la perdita stimata salirebbe a 170mila. Il punto più sensibile, in termini economici, è l’effetto sul soggiorno: lo scenario delineato parla di un potenziale milione di pernottamenti in meno nella Capitale.
Prime cancellazioni e itinerari complicati
Per ora, sottolineano le associazioni di categoria, il sistema ricettivo – alberghiero ed extralberghiero – “tiene”, ma cominciano a comparire le prime cancellazioni. Il fenomeno riguarda soprattutto i viaggiatori che provengono direttamente dal Medio Oriente o che transitano attraverso scali dell’area. Non si tratta soltanto di timore psicologico: la logistica dei collegamenti aerei, tra sospensioni e rotte rimodulate, incide concretamente sulla possibilità di raggiungere l’Italia, rendendo più fragile l’intera catena delle prenotazioni.
Il nodo Doha e l’allarme negli hotel di fascia alta
Assohotel (Confesercenti) segnala una preoccupazione specifica: la difficoltà o l’impossibilità di utilizzare scali strategici, come quello di Doha, che funzionano da hub per viaggi intercontinentali. Da una prima ricognizione nelle strutture associate emerge un 12% di cancellazioni, concentrate soprattutto nei cinque stelle, dove si indirizza una quota rilevante della domanda altospendente dei Paesi arabi. Francesco Gatti, presidente di Assohotel, parla di un fenomeno ancora contenuto, ma potenzialmente in crescita nelle prossime ore.
Energia, costi e inflazione: il rischio “secondo round”
Accanto alla domanda turistica, c’è il tema che preoccupa l’intero tessuto economico: i rincari energetici. Di Porto richiama un segnale concreto, il prezzo dei carburanti che torna a correre (“ormai la benzina è arrivata a 2 euro”), con ricadute trasversali su trasporti e servizi. Romolo Guasco, direttore di Confcommercio Roma, teme l’effetto a catena: bollette più alte per le imprese, compressione dei margini e rischio di una nuova pressione inflazionistica, capace di frenare consumi e fiducia.
Agenzie di viaggio e mete “vicine al rischio”: cosa può succedere in estate
Lo shock non riguarda solo chi vende Roma, ma anche chi vende il mondo. Daniele Brocchi, direttore Turismo di Confesercenti Roma e Lazio, prevede un possibile stallo delle prenotazioni per medio e lungo raggio, proprio perché molti italiani programmando con anticipo potrebbero rinviare o riorientare le scelte. Le mete percepite come più esposte – Egitto, Cipro, Turchia, Giordania – rischiano di essere penalizzate, così come le destinazioni che richiedono scali in aeroporti “snodo”. Se l’incertezza dovesse durare, non è escluso un ritorno alle vacanze domestiche.