Nel Pd le donne stanno in panchina. Lo strano caso Cirinna’

Donne pd

La destra italiana è costretta a convivere sempre con l’accusa di maschilismo; fatto sta che sono le donne del Pd a dover stare in panchina. Non vanno più bene come ministro e non possono neppure gareggiare per candidarsi alla guida della Capitale d’Italia.

Il caso di Monica Cirrinnà ha del clamoroso, se vero. Nessuno ha smentito – salvo lei che ha fatto davvero la signora – che dal Pd le è arrivato il pressante invito a non candidarsi alle primarie contro Roberto Gualtieri. Rischiava di affondare il candidato della nomenklatura.

Le donne del Pd messe all’angolo

Parliamo di una delle donne simbolo del Pd; perché la Cirinnà ha condotto battaglie politiche fortemente identitarie per la sinistra e il riconoscimento per un coraggio che indubbiamente la caratterizza è l’esclusione dalla competizione interna. Enrico Letta chissà come fa a giustificare una cosa del genere.

Parliamoci chiaro: quel che succede nel Pd sono affari suoi e di chi ci milita. Però per l’importanza che quel partito ricopre nella società sono anche affari nostri, di noi cittadini. Alla fine il centrodestra le donne nella prima fila del governo le ha avute; il Pd nulla. A Roma il sindaco uscente è una donna, nel Pd neppure possono aspirare a competere. Al massimo, per evitare di creare danno al partito, la stessa Cirinnà avrà confidato a qualche amico di esserci rimasta malissimo, ma all’esterno neanche un lamento. Chapeau.

La lista dei “sette nani” e tutti zitti

Probabilmente lei se ne sarà fatta una ragione. Tempo addietro “La Repubblica” la inserì nella cosiddetta lista dei “sette nani”, che erano gli aspiranti candidati alle primarie. Un giornale di sinistra che trattava con disprezzo quei candidati e quella candidata. Da qualche amico che milita nel Pd ci raccontarono che era calato il silenzio dal Pd romano su quel giudizio, e solo Andrea Orlando – da Genova – spezzò una lancia in favore della Cirinnà, definendola – ed è evidente dal loro punto di vista – “una candidatura di rilievo”.

Tutti gli altri zitti. E adesso si capisce anche il perché.

 

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