Perdere la fede nuziale in mare, a Gaeta c’è chi la va a cercare (gratis): «Intervengo subito, spesso la ritrovo»

metal detector

La fede scivola dal dito, finisce in acqua e sembra sparita per sempre. A Gaeta, però, c’è chi ha trasformato proprio questi piccoli drammi da vacanza in una missione. Ha 56 anni, vive a Scauri, è originario di Caserta e da anni gira le spiagge con il suo metal detector, alla ricerca di anelli e altri oggetti smarriti dai bagnanti.

Non lo fa per guadagnare. Lo fa per passione. E, soprattutto, per riuscire a riportare a casa quelle fedi nuziali che per chi le perde hanno un valore che va ben oltre quello dell’oro.

Fedi nuziali perse in mare, la ricerca parte dalla spiaggia

Il metodo è semplice, ma richiede esperienza. Chi perde la fede deve ricordare con la maggiore precisione possibile dove è caduta. «È importante intervenire il prima possibile e avere indicazioni precise», racconta l’uomo nell’intervista rilasciata al Messaggero. In media sono una decina gli interventi effettuati ogni estate. E il fattore tempo può fare la differenza: se la ricerca parte entro uno o due giorni, le possibilità di ritrovare l’oggetto sono maggiori. Poi arrivano le onde, le correnti e gli spostamenti della sabbia a rendere tutto più complicato.

Una volta è capitato persino che la telefonata arrivasse mentre era già in acqua, proprio nella zona nella quale era stato perso l’anello.

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«Non chiedete soldi e non dite dove avete perso la fede»

Non basta avere un metal detector per improvvisarsi cercatori. Servono regolazioni corrette, conoscenza dello strumento e soprattutto pazienza. L’uomo racconta di aver iniziato circa vent’anni fa, quando riusciva a trovare ben poco. Poi ha imparato a conoscere le apparecchiature e ha acquistato strumenti più adatti, fino a specializzarsi nella ricerca. Oggi preferisce entrare in acqua nelle prime ore del mattino, quando il mare è generalmente più calmo e la spiaggia meno affollata. Ma c’è un limite preciso: niente immersioni e niente ricerche al largo. L’acqua non deve superare l’altezza del collo.

C’è anche un consiglio che potrebbe sembrare insolito: non rendere pubblico il punto esatto in cui è stato perso l’anello. Il motivo è semplice. Secondo il cercatore, sulle spiagge ci sono persone che possono approfittare delle informazioni per cercare durante la notte anelli e monili d’oro da rivendere. E quando finalmente arriva il ritrovamento, bisogna essere sicuri che la fede torni alla persona giusta. C’è quindi una piccola regola. Prima di consegnare l’anello a chi sostiene di averlo perso, l’uomo chiede di sapere cosa è inciso all’interno della fede. Una verifica elementare, ma fondamentale per essere certo di avere davanti il legittimo proprietario. Perché il valore, in questo caso, non è soltanto quello dell’oro. Dentro una fede possono esserci una data, un nome, una dedica. Qualcosa che per chi la perde non può essere semplicemente sostituito.

Una fede ritrovata vale più dell’oro

La parte forse più curiosa della storia è che tutto questo non viene fatto per mestiere. Non chiede un compenso. L’uomo spiega di farlo per passione. Chi vuole può eventualmente lasciare una donazione libera, anche per contribuire alle spese sostenute durante le ricerche.

Perché una fede nuziale, quando finisce in mare, non è semplicemente un oggetto prezioso da recuperare. È spesso un pezzo di una storia personale. E a Gaeta e sul litorale del Golfo c’è chi, con un metal detector in mano, prova a fare in modo che quella storia non finisca sotto la sabbia.