“Perdutamente” a Sanremo 2026: Achille Lauro unisce l’Italia in ricordo delle vittime di Crans-Montana

Achille Lauro a Sanremo

Contenuti dell'articolo

Mercoledì 25 febbraio 2026, seconda serata del Festival: l’Ariston ha già preso le misure al nuovo corso, ma è con l’ingresso di Achille Lauro che l’atmosfera si ricompone in un unico gesto collettivo. Non è solo l’attesa per il co-conduttore: è la sensazione che stia per accadere qualcosa di diverso, più vicino al linguaggio civile che allo show. Carlo Conti lo capisce e scherza, ma la sala è già altrove.

“Perdutamente” e Crans-Montana: il Festival come rito laico

Il cuore della serata arriva quando Lauro interpreta “Perdutamente” in omaggio ai ragazzi di Crans-Montana. Conti spiega che, inizialmente, era previsto un altro brano: poi la scelta è caduta su una canzone che, fuori dall’Ariston, aveva già assunto un peso simbolico. Nel buio della platea, con la soprano Valentina Gargano e un coro numeroso, l’esibizione smette di essere “numero” e diventa una forma di presenza pubblica: sobria, intensa, condivisa.

La frase di Lauro e la responsabilità della popolarità

Dopo l’applauso in piedi, Lauro mette a fuoco il punto senza retorica: la musica, dice, accompagna la vita, e se può aver confortato anche una sola persona allora “era un dovere”. È una frase semplice, ma politicamente eloquente, perché ridefinisce il ruolo dell’artista in prima serata: non profeta, non predicatore, piuttosto custode di un linguaggio comune. In quel momento Sanremo torna a essere ciò che spesso promette: una piazza nazionale, non solo un palco.

Conti e Pausini: l’equilibrio tra istituzione e contemporaneo

Intorno a quel centro emotivo, Carlo Conti difende l’idea di Sanremo come istituzione più che come gara di ascolti, mentre Laura Pausini agisce da “garante” popolare, capace di attraversare registri diversi senza forzature. Il duetto con Lauro su “16 marzo” tiene insieme memoria e presente, e il Festival si muove su una linea delicata: concedere spazio alla spettacolarità, ma riconoscere anche i passaggi in cui l’Italia chiede misura, parole esatte, e un’idea di comunità che non sia di facciata.

Un Ariston-specchio: inclusione, sport, guerra e territori

La serata continua come un mosaico: Nuove Proposte con la tensione del debutto e il racconto personale di Gianluca Gazzoli; il Coro Anffas che porta sul palco un’idea concreta di inclusione; le campionesse olimpiche Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi insieme agli atleti paralimpici, in una passerella che parla di merito e rappresentanza. E poi le frasi che entrano in scaletta: Ermal Meta richiama Gaza, in galleria lo striscione “Niscemi R-Esiste”. Sanremo, anche qui, non “spiega” il Paese: lo riflette