Petizione contro Lotito a oltre 40mila firme: l’Olimpico vuoto mette la Lazio davanti a un bivio
Roma, una raccolta firme su Change.org, nata nel mondo del tifo biancoceleste, sta assumendo dimensioni e visibilità insolite: ha superato quota 40mila adesioni e coinvolge figure note tra istituzioni, giornalismo e spettacolo.
La soglia delle 40mila: cosa chiede la petizione
Il messaggio è lineare: i promotori chiedono al presidente Claudio Lotito di cedere la società, sostenendo che l’attuale gestione abbia progressivamente ridotto l’orizzonte sportivo del club e la capacità dei tifosi di “sognare” traguardi più ambiziosi. La piattaforma è Change.org e l’iniziativa è stata rilanciata in questi giorni da più testate nazionali e sportive, segno di un salto di scala comunicativo rispetto alle consuete contestazioni da stadio.
I firmatari “trasversali” e il tema della strumentalizzazione
A rendere la vicenda politicamente sensibile è la presenza tra i firmatari di Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa a Palazzo Chigi e figura vicina alla premier Giorgia Meloni: la sua adesione è stata letta da alcuni come “segnale” istituzionale, ma dalle ricostruzioni disponibili emerge l’irritazione per ogni lettura politica, rivendicando la natura puramente passionale della firma. Accanto a lui compaiono nomi noti del tifo laziale e del giornalismo: Riccardo Cucchi, Mauro Mazza, Angelo Mellone.
La lettura di Mellone: “protesta pacifica” e identità collettiva
Angelo Mellone ha motivato pubblicamente la propria adesione con un ragionamento che intercetta un punto chiave del rapporto tra club e comunità: l’idea che la Lazio, per tradizione, non si nutra di ambizioni “megalomani”, ma non possa nemmeno vivere in una spirale di ripartenze senza salto di qualità. Nella sua ricostruzione, la protesta resta entro confini civili e si presenta come una richiesta di ascolto, più che come un ultimatum: un dissenso che punta a riaprire il tema dell’identità e della tutela del sentimento dei tifosi.
Il testo dei promotori: 22 anni tra risultati e “sogno sospeso”
Nel testo della petizione i firmatari parlano di oltre due decenni di presidenza Lotito, ricordando che alcuni trofei sono arrivati, ma alternati a molte delusioni e soprattutto a una percezione di limite strutturale: una buona stagione seguita da una cattiva, con la promessa – spesso disattesa – di un salto di livello. La richiesta è netta: se non ci sono condizioni per puntare più in alto, si chiede un passaggio di mano “come avvenuto in altre proprietà calcistiche” negli ultimi anni.
Dalla rete allo stadio: Genoa nel “deserto” e la replica social del club
La contestazione, però, non resta online. Il segnale più visibile è arrivato all’Olimpico nella gara interna col Genoa: sugli spalti si sono visti numeri insolitamente bassi, descritti dalle cronache come “poche migliaia” (con stime diverse tra biglietti venduti e presenze complessive). In parallelo, la società ha pubblicato contenuti social volti a ridimensionare la portata della raccolta firme, richiamando anche la possibilità di manipolare le sottoscrizioni; mentre Lotito, secondo le ricostruzioni, non ha commentato direttamente l’iniziativa.
Il 14 febbraio con l’Atalanta: la protesta “a più livelli” e il nodo del dialogo
Il prossimo snodo è già fissato: per Lazio-Atalanta del 14 febbraio i gruppi del tifo organizzato hanno annunciato una nuova diserzione degli spalti, invitando a ritrovarsi fuori dallo stadio per continuare la protesta senza entrare all’Olimpico. In questo clima, anche le parole dell’allenatore Maurizio Sarri – che ha definito la scelta dello stadio vuoto come un “gesto d’amore”, secondo diverse cronache – aggiungono un elemento: il dissenso non è più solo conflitto, ma diventa narrazione identitaria. La vera domanda, ora, è se e come questo fronte riuscirà a tradursi in un canale di interlocuzione, o resterà una contrapposizione senza sbocco.