Pietro Castellitto e Alessandro Borghi a Roma per il nuovo film “Da tenere bene a mente”: dove e quando

I due attori attesi a Roma, Borghi e Castellitto, foto Instagram

Contenuti dell'articolo

A Roma, nel quadrante Tiburtino, il set di “Da tenere bene a mente” è previsto da martedì 3 a venerdì 6 marzo 2026. In quei giorni la lavorazione si concentra tra via Nicola Maria Nicolai 43, indicata per le riprese interne, e via Poggio Bracciolini 49, dove sono previste le scene in esterna. È il genere di presenza che, in una città abituata al cinema, non ha bisogno di clamore per farsi notare: basta una fila di mezzi tecnici, qualche transenna, e soprattutto la disciplina provvisoria del traffico che accompagna necessariamente l’occupazione di suolo pubblico, con divieti e segnaletica temporanea pensati per far convivere troupe e vita quotidiana.

Il set in strada a Roma

Il punto più concreto, per chi abita o attraversa la zona, riguarda la sosta. Nel perimetro interessato dalle riprese è infatti previsto un divieto di sosta “0/24” con rimozione forzata, in particolare lungo via Poggio Bracciolini nel senso di marcia verso via Nicola Maria Nicolai, sul lato sinistro, e lungo via Nicola Maria Nicolai dal civico 82 fino all’intersezione con via Poggio Bracciolini, sempre sul lato sinistro. In termini pratici è la classica “cintura” logistica che permette al set di funzionare: segnaletica mobile, eventuale oscuramento di quella preesistente quando necessario e coordinamento con la Polizia Locale per garantire sicurezza, accessi e scorrimento, limitando quanto possibile l’impatto sul quartiere.

Castellitto, Borghi, ma non solo

Sul piano artistico, però, la notizia smette subito di essere solo urbana e torna a essere cinema. Il film porta a Roma un cast che richiama attenzione per ragioni diverse e complementari: Pietro Castellitto e Alessandro Borghi, insieme a Leonardo Lidi. Sono interpreti capaci di attraversare linguaggi differenti, dal racconto più intimo a produzioni più larghe, con una riconoscibilità ormai consolidata e un rapporto con la scena contemporanea italiana che li rende particolarmente adatti a progetti dove il realismo non è soltanto un’estetica, ma un modo di costruire le relazioni tra personaggi. E non è raro che il primo segnale pubblico di una lavorazione—prima ancora di trailer o immagini ufficiali—sia proprio l’apparizione della troupe in un quartiere preciso, con date e indirizzi che trasformano un titolo in qualcosa di tangibile.

Da tenere bene a mente

Di “Da tenere bene a mente”, per ora, la produzione mantiene una comunicazione misurata sulla trama, ma risultano chiari i riferimenti dell’asse creativo: la regia è di Roberto De Paolis e la sceneggiatura è condivisa con i fratelli D’Innocenzo. È un incrocio autoriale che, senza bisogno di anticipare contenuti non ancora dichiarati, lascia intuire un film potenzialmente orientato al presente, alle sue frizioni e alle sue zone d’ombra, più interessato alla densità dei personaggi che a un impianto “di genere” rigidamente riconoscibile. In altre parole: un progetto che può permettersi di far parlare prima i nomi, poi—quando sarà il momento—la storia.

Quattro giorni di set

Il passaggio romano di inizio marzo, in ogni caso, non esaurisce l’intera lavorazione. L’impressione, osservando i dati di calendario e la struttura organizzativa che sottende permessi e gestione degli spazi, è quella di un film costruito con una macchina produttiva solida, capace di muoversi con precisione tra tempi, luoghi e necessità operative. Ed è qui che Roma continua a rivelare il suo ruolo, non soltanto come scenario ma come infrastruttura: una città che offre quartieri, professionalità, servizi e una familiarità con il set che rende possibile la convivenza tra racconto cinematografico e routine urbana.

Alla fine, ciò che resta non è un’immagine spettacolare, ma un dettaglio molto romano e molto concreto: per quattro giorni, tra via Nicola Maria Nicolai e via Poggio Bracciolini, il cinema non sarà un’idea astratta. Sarà un ritmo diverso sul marciapiede, una sequenza che prende forma tra interni ed esterni, e una piccola variazione dell’ordinario—misurabile, circoscritta, ma sufficiente a ricordare che a Roma le storie, spesso, iniziano così.