Pilota russo con bandiera italiana fece il saluto romano sul podio. Perdonato dalla Federazione internazionale

pilota russo

Aveva vinto la gara dell’11 aprile scorso in Portogallo ma la Federazione Internazionale dell’Automobile (Fia) ha cancellato il risultato per quella gara per colpa del ‘saluto nazista’ fatto sul podio. Se l’è cavata con una pena ridotta il giovane pilota russo Artem Severyukhin che ha evitato una lunga squalifica, ma ha visto annullare il suo risultato nella tappa portoghese del Campionato Europeo di Karting per colpa di un saluto giudicato inopportuno perché troppo simile a quello dei militari russi.

La FIA ha comunque ritenuto il 15enne pilota russo – licenziato subito dopo dal suo team – colpevole di aver violato cinque punti del codice dell’organizzazione, tra cui “pubblico incitamento alla violenza o all’odio”. “Dopo aver ascoltato la spiegazione del pilota e aver esaminato le prove video, i commissari considerano questo comportamento inaccettabile e severamente riprovevole e contrario a tutti gli standard normativi del motorsport, anche se il pilota ha espresso profondo rammarico per il suo gesto inappropriato”, riporta la Fia.

Chi è il pilota russo che aveva festeggiato con il saluto romano

Peraltro Severyukhin aveva partecipato alla gara sotto bandiera italiana a causa delle sanzioni della Federazione Internazionale dell’Automobile nei confronti della Russia. Il pilota aveva spiegato di non avere avuto intenzioni ‘politiche’ ma solo di avere con il suo gesto espresso gratitudine alla sua squadra (che peraltro lo ha licenziato subito dopo lo scoppio delle polemiche). Dopo l’incidente anche l’Automobile Club d’Italia ha ritirato la licenza sportiva al pilota russo.

.Il 15enne pilota russo, che a causa di quel gesto è stato licenziato dal suo team, ha spiegato così il suo comportamento: “Mi voglio scusare con tutti per quanto successoi. Sul podio ho fatto un gesto che molti hanno percepito come un saluto nazista. Non è vero. Gareggiavo sotto licenza italiana, con la bandiera italiana. I ragazzi di fronte al podio mi hanno fatto vedere che in Italia non è costume colpirsi sul petto, volevo solo fare il gesto e non so spiegare come sia nato”.

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