Più poteri a Roma, la proposta di legge torna in Parlamento e spacca il ‘campo largo’: pressing della Lega su Milano
Roma pretende più poteri, ma il campo largo (PD, M5S e AVS) è spaccato e la Lega chiede a FdI la valutazione anche del ‘caso Milano’. Sta per entrare nella settimana decisiva, alla Camera, il disegno di legge costituzionale calendarizzato tra martedì 14 aprile e mercoledì 15 aprile, con un eventuale seguito nei giorni successivi se l’Aula non riuscirà a chiudere tutti i punti previsti.
Che cosa cambia davvero per Roma
Il cuore della legge è semplice: il testo modifica l’articolo 114 della Costituzione e riconoscerebbe a Roma un ruolo più forte, con competenze legislative proprie simili a quelle di una regione in diversi settori concreti. Si parla di trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi sociali, edilizia residenziale pubblica, organizzazione amministrativa e governo del territorio. In più, il progetto prevede una futura legge dello Stato che dovrà definire meglio ordinamento, decentramento e risorse.
La Lega media, ma Milano resta sul tavolo
Il nodo politico più delicato, nel centrodestra, è la posizione della Lega. Il messaggio lanciato dal capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo, resta chiarissimo: se si riconoscono poteri speciali a Roma, allora bisogna aprire un ragionamento serio anche su Milano. Nel testo approdato alla Camera compare infatti anche una norma che consente, con legge statale, di attribuire ulteriori funzioni amministrative ai comuni capoluogo delle città metropolitane. È lo spazio politico su cui la Lega prova a tenere aperta la ‘partita del Nord’.
Il vero problema non è solo la maggioranza
A rendere più ‘piccante’ il passaggio parlamentare, però, è soprattutto il fronte opposto, quello di sinistra. Su Roma si è vista una convergenza di fatto tra Fratelli d’Italia e una parte del Pd, mentre il campo largo si è mostrato molto meno compatto. I dem si muovono con cautela, anche per non smentire il lavoro del sindaco Roberto Gualtieri. Ma M5S e Avs restano contrari e considerano la riforma sbagliata nel metodo e nel merito. Per questo la legge su Roma rischia di diventare anche un test politico soprattutto locale, con Gualtieri che rischia di litigare con i suoi possibili alleati del 5 Stelle, sinistra e verdi, prima ancora che nazionale.
La strada resta lunga, anche dopo il primo voto
In ogni caso, anche se la Camera dovesse dare un primo via libera, la corsa non finirebbe qui. Essendo una legge costituzionale, la riforma dovrà seguire il percorso previsto dall’articolo 138 della Costituzione: due deliberazioni per ciascuna Camera, separate da almeno tre mesi, con maggioranza assoluta nella seconda votazione. Ecco perché il voto di questi giorni conta molto, ma non chiude la storia. La vera notizia è un’altra: Roma ha rimesso in movimento una riforma attesa da anni, ma nel momento in cui chiede più poteri, riporta subito al centro anche Milano e le fratture della politica italiana, a destra ma soprattutto a sinistra.