Pomezia, morto avvelenato Bianco, cane simbolo della Sughereta: “Vogliamo giustizia” (FOTO)
Era il cane di tutti. E di nessuno. Perché era un’anima libera. Ma soprattutto buona. E candida, come il nome che gli avevano dato: Bianco. Bianco come il suo pelo. Qualcuno lo chiamava Blanco, dandogli un tocco esotico. E lui, quando scodinzolava e guardava con quegli occhioni dolci, era solo un cucciolone indifeso e fiducioso, sempre pronto a giocare.
Ma ieri qualcuno ha deciso che quel cane dava fastidio e lo ha ucciso nel peggiore dei modi, avvelenandolo. È successo a Pomezia, dove ieri mattina, nel parco della Sughereta, i volontari che ormai da almeno cinque anni si occupavano di Bianco lo hanno trovato in fin di vita, riverso nella boscaglia. Immediatamente si sono attivati per prestargli soccorso, portandolo nella clinica veterinaria di via dei Castelli Romani. Ma, nonostante tutti i tentativi di cura, Bianco non ce l’ha fatta ed è morto qualche ora dopo.
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La corsa disperata in clinica per salvargli la vita
Quando è stato trovato, le sue condizioni erano già gravissime. I volontari lo hanno caricato in auto e trasportato d’urgenza dal primo veterinario disponibile. Sono stati eseguiti esami, analisi e terapie nel tentativo di capire cosa stesse accadendo. Per ore si è sperato che potesse riprendersi. Nel frattempo, attraverso i social, era partita una mobilitazione spontanea per raccogliere fondi destinati alle cure. In poche ore sono stati donati oltre 600 euro.
Poi è arrivata la conferma peggiore. «Bianco non c’è più, è andato in arresto cardiaco nel pomeriggio», ha scritto Alessia Campoli, una delle volontarie che si è sempre occupata di Bianco, in un messaggio pubblicato sui social. E ancora: «Di sicuro è stato avvelenato». Una frase che ha scatenato rabbia e dolore tra centinaia di persone che seguivano con apprensione gli aggiornamenti sulle sue condizioni.
I mancati controlli alla Sughereta
E a ricordarlo anche Francesco Santoli, che alla Sughereta va sempre con il suo gruppo di cammino. “Oggi il parco della Sughereta è più vuoto, più triste e decisamente più freddo. Te ne sei andato così, Blanco, il cane di tutti e di nessuno, l’anima bianca e buona del nostro parco. Non ci sono parole per descrivere l’orrore di fronte a un gesto simile: sei stato avvelenato. Un atto di una cattiveria inaudita. Una cattiveria che lascia senza fiato e che ci mostra, ancora una volta, quanto possa essere spietato, vile e miserabile l’essere umano. Come si può guardare negli occhi una creatura indifesa, che chiedeva solo una carezza o un po’ di cibo e decidere di strappargli la vita in modo così atroce? Chi è capace di fare questo a un animale, non ha un briciolo di umanità nel cuore. Tu, Blanco, ci hai insegnato l’amore puro, quello che non chiede nulla in cambio. Chi ti ha fatto questo ha mostrato solo la propria miseria interiore. Ci mancherai, amico a quattro zampe di tutti noi. Corri felice sul ponte dell’arcobaleno, dove nessuno potrà più farti del male. La Sughereta non ti dimenticherà”.
La morte di Bianco ha messo in evidenza quello che numerosi residenti lamentano da tempo. I mancati controlli alla Sughereta, che in tanti ormai percepiscono come pericolosa. E l’aumentare di avvelenamenti di animali con polpette, mirate a cani e gatti. “La Sughereta è abbandonata da tempo – dichiarano i cittadini – e l’assenza di controllo fa paura a molte persone che preferiscono evitare di venirci. Per non parlare del fatto che è già passato un anno dal grosso incendio che ne ha devastato una parte e nulla è stato fatto. Non sono state installate le foto trappole e nessuno ha dato una pulita”.
Chi era Bianco, il cane simbolo della Sughereta
A Pomezia lo conoscevano tutti. Bianco viveva libero all’interno della Sughereta e da anni era diventato una presenza familiare per chi frequentava il parco. Accoglieva persone, bambini e altri cani senza aggressività. Cercava una carezza, seguiva chi passeggiava lungo i sentieri, si fermava vicino ai volontari che ogni giorno si prendevano cura di lui. Attorno a quel cane si era creata una vera comunità. Per questo la sua morte ha provocato una reazione emotiva che va ben oltre la perdita di un animale. Nei gruppi social dedicati alla città sono comparsi centinaia di messaggi di rabbia, dolore e incredulità.
Tra i commenti più condivisi c’è quello di una volontaria che ha seguito Bianco fino agli ultimi istanti di vita. “Di sicuro è stato avvelenato e auguriamo a chi abbia fatto tanto di pagarla anche agli occhi della comunità“, scrive Alessia.
Adesso i soldi raccolti, tolti quelli già spesi per le cure sostenute, verranno usati in parte per fare l’autopsia a Bianco, per capire le reali cause della morte. E in parte per una targa. “Vogliamo che sia ricordato per sempre proprio lì dove ha vissuto”, dicono i volontari. “Lì dove è stato felice. Adesso lo immaginiamo sul ponte dell’arcobaleno, lontano da chi gli ha fatto del male. E anche da noi che gli volevamo bene. Ma noi, qui, chiediamo giustizia. Per lui, per i suoi occhi buoni, che chiedevano solo una carezza”.
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