Pomezia, scossone in Giunta, il vicesindaco Marrone si dimette dopo 41 giorni: è il sesto ‘vice’ che lascia in tre anni


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A Pomezia la Giunta guidata dal sindaco Veronica Felici incassa un nuovo ko: Marco Marrone, nominato vicesindaco il 25 marzo, ha rassegnato le proprie dimissioni quest’oggi 5 maggio con una pec indirizzata al Comune. La sua esperienza politico-amministrativa è durata appena 41 giorni. Marrone aveva ricevuto deleghe pesanti: Mobilità, Trasporti, Turismo, Spettacolo, Cultura, Musei, Servizi Demografici e Transizione Digitale.

La versione ufficiale e il nodo politico

Alla base dell’addio non ci sarebbero fratture personali con il sindaco Veronica Felici, ma un incarico nazionale nella Lega, incompatibile con il ruolo in Giunta. Resta però il dato politico: Pomezia si trova davanti al sesto cambio di squadra in meno di tre anni, solo per quanto riguarda i vicesindaci. La lista degli ex vice parla chiaro: Luisa Bonfiglio, nominata vicesindaca il 19 giugno 2023, lascia l’incarico il 20 luglio 2023; le subentra Flavia Cerquoni, nominata il 26 settembre 2023 e dimessasi il 9 febbraio 2024. Poi tocca a Francesca Vittori, nominata il 4 marzo 2024 e uscita il 7 maggio 2024, seguita da Giada Bardi, indicata come vicesindaca il 7 maggio 2024 e sostituita il 2 ottobre 2024.

Da quel momento la carica passa ad Alessandro Soria, nominato il 2 ottobre 2024 e dimessosi il 17 marzo 2026, fino a Marco Marrone, nominato il 25 marzo scorso e dimessosi oggi 5 maggio.
La questione, più che il destino personale di Marrone, riguarda quindi la tenuta dell’Amministrazione e la capacità di garantire continuità sui dossier aperti.

Un rimpasto dietro l’altro

Il ‘caso Marrone’, del resto, arriva dopo settimane già agitate. A marzo si erano registrate le dimissioni dell’ex vicesindaco, Alessandro Soria, e dell’assessora all’Ambiente, Amelia Paiano, in un clima segnato da tensioni nella maggioranza di centrodestra e da richieste di azzeramento della Giunta avanzate proprio dalla Lega. Le opposizioni, dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, leggono questi passaggi come il segnale di una crisi non episodica, ma strutturale.

I problemi restano sul tavolo

Mentre il palazzo cambia nomi e caselle, la città continua ad attendere risposte su temi concreti. Tra questi c’è il capitolo rifiuti, esploso dopo la sentenza sul maxi appalto da oltre 67 milioni di euro, con possibili riflessi su bilancio, servizio e Tari, proprio mentre, tra l’altro, sta per iniziare la stagione balneare. Ma anche quello dei Trasporti, divenuto sempre più incandescente.

La domanda che la Giunta non può evitare

Le reazioni dell’opposizione non si sono fatte attendere, dopo l’addio di Marrone: il Partito Democratico parla di quattordicesimo cambio di Giunta e di sesto vicesindaco in meno di tre anni; il Movimento 5 Stelle accusa la maggioranza di essere ormai un “casting permanente”. Al netto dei toni dell’opposizione, il punto è chiaro: governare non significa soltanto nominare assessori, sostituirli e ricominciare. Significa costruire una linea amministrativa, difenderla, portarla a termine. E allora la domanda finale resta tutta politica: come si può mantenere una continuità amministrativa rigorosa ed efficace con tutti questi cambi di guida?