Possiamo dirlo? Il presepe del Vaticano è veramente uno schifo…

presepe coldiretti (2)

Adesso ce lo contrabbanderanno come un grandissimo capolavoro, il presepe del Vaticano in piazza San Pietro. In realtà, e chiunque l’abbia visto può confermarlo, di capolavoro non ha proprio niente. Ma siamo noi comuni mortali che non capiamo, certamente. E’ un presepe bruttissimo, incomprensibile, che non trasmette né speranza né dolcezza, che sono o dovrebbero essere le cifre di un presepe. Che poi il più brutto presepe del mondo sia esposto proprio nella terra della cristianità, la dice lunga sulla crisi oscurantista di questo pontificato da dimenticare.

Un presepe già vecchio negli anni Sessanta

Il presepe è opera del liceo artistico di Castelli, un paesino abruzzese in provincia di Teramo, famoso per le ceramiche. Però, e questo è importante, fu fatto addirittura nei lontani anni Sessanta da docenti e studenti di un istituto d’arte. Quindi, se ce lo vogliono far passare per postmoderno o capolavoro astratto, magari moderno lo era sessant’anni fa, adesso è solo brutto e stupidamente ermetico. Sarebbe composto da 54 figure, per chi riesce a vederle, ma solo alcune di esse sono esposte. E diciamo per fortuna del pubblico.

Non poteva mancare il musulmano…

Tra i “personaggi”, ecumenicamente, vi sono un musulmano (che ai tempi non esistevano), un ebreo, un astronauta e persino un politcally correct boia, in riferimento accusatorio verso la pena di morte. O forse no: perché negli anni in cui fu realizzato questo capolavoro, la pena di morte in Vaticano era ancora legale, precisamente fino al 1969. Anche se poi bisognerà attendere il 2001 prima che la pena capitale fosse rimossa dall’ordinamento dello Stato della chiesa. Ai tempi coevi alla rappresentazione del presepe, poi, la pena di morte esisteva in tutte le società umane ed era accettata di tutti.

Pretesa di modernismo in un’opera popolare

E’ incredibile, come hanno sottolineato quasi tutti i quotidiani, che non vi siano grotte, capanne, muschi, ruscelli, animali, e che l’intera rappresentazione non abbia nulla di figurativo, solo un incubo per pochi eletti che capiscano la grandezza del capolavoro. Non vogliamo arrivare a dire, come qualcuno ha detto, che il presepe sia addirittura “diabolico”, questo no. Solo certamente è bruttissimo, in linea col ponficato decadente di papa Francesco, insomma un’offesa ai fedeli o comunque a molti di loro. Possibile che in tutto il Vaticano non ci fossero immagini più popolari, più classiche, capaci di parlare ai bambini e non ai grandi critici di arte – ammesso e non concesso che lo sia – moderna?

Il Vaticano prenda esempio da un altro presepe

Diamo un suggerimento agli esteti pseudo rivoluzionari del Vaticano per il prossimo anno. Prendano esempio dal presepe di quest’ anno di Coldiretti, Fondazione Symbola e Confartigianato, sotto l’egida del Manifesto di Assisi (nella foto). Per loro il nuovo personaggio del Presepe 2020 è l’infermiera anti Covid. Per simboleggiare l’impegno di tutto il mondo della sanità e della cura, in particolare dei più deboli. Insomma, un presepe come dovrebbe essere, consolidato dalla tradizione di diversi secoli.

Il presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù, ma attraverso i suoi personaggi serve anche a raccontare la realtà della vita di tutti i giorni e quindi insieme al Bambinello troviamo fra gli altri, artigiani, casalinghe, filatrici, agricoltori, pastori e gli animali, dal bue all’asinello della Natività, dalle pecore alle caprette, dalle oche alle galline, fino a cani e gatti per rappresentare la multiforme dimensione del Creato che parte proprio dalla terra.

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