Poste ‘accende’ Roma: arriva BOXi, il postino-robot che consegna da solo (e cambia l’ultimo miglio)
Poste Italiane ha avviato la sperimentazione di BOXi, il veicolo elettrico a guida autonoma pensato per il recapito urbano. La prima fase corre (letteralmente) su binari controllati al Modena Innovation Hub, tra manovre a bassa velocità e calibrazione dei sensori; poi arriverà una prova su percorso urbano misto di circa 600 metri, con incroci, pedoni e ostacoli improvvisi. Nel frattempo, nella stampa locale romana il tema è già sbarcato in pagina: perché, se c’è una città che “chiede” soluzioni nuove, è proprio la Capitale.
Perché Roma è il banco di prova perfetto (e più duro)
Roma non è una città: è un ecosistema logistico. Tra centro storico, ZTL, strade strette e flussi discontinui, l’ultimo miglio è spesso un rompicapo operativo prima ancora che ambientale. E il quadro regolatorio spinge nella stessa direzione: nella Fascia Verde sono in vigore divieti di accesso e circolazione per diverse categorie di veicoli più inquinanti, con regole attive dal lunedì al sabato, h24 e riferimenti aggiornati alle ordinanze comunali. In questo contesto, un mezzo compatto, a zero emissioni e “disciplinato” nella velocità non è un vezzo hi-tech: è una risposta strutturale.
Dentro BOXi: un “locker su ruote” che guida da solo
La promessa di BOXi sta nei numeri e nella progettazione: quattro ruote motrici e sterzanti, velocità massima 25 km/h (tarata per la sicurezza urbana) e autonomia fino a 60 km. Ma il punto di svolta è il vano di carico: 1 metro cubo, payload fino a 500 kg e soprattutto 11 locker integrati per consegne modulari, automatiche e tracciabili. Per muoversi senza conducente, il veicolo combina telecamere stereo, LiDAR, radar a 360° e un sistema di localizzazione che continua a funzionare anche dove il GPS è debole o assente.
La Roma “pronta” esiste già: mille locker e una flotta sempre più green
Qui il crescendo diventa concreto: Roma non deve “aspettare” il futuro, perché alcuni pezzi dell’infrastruttura sono già sul terreno. A settembre 2025, Poste ha inaugurato in città il locker numero 1.000 (Porta di Roma), dentro un piano che punta a rendere il ritiro e la spedizione più vicini ai cittadini e più efficienti per la logistica. E la transizione dei mezzi è già in corso: Poste indica una flotta a basse emissioni cresciuta fino a 28.700 veicoli, con circa 6.200 totalmente elettrici, e un modello di consegna che spinge su punti di ritiro diffusi per tagliare passaggi e CO₂. BOXi, a quel punto, non arriva “da solo”: si innesta.
Il salto finale: quando l’ultimo miglio diventa (anche) mobilità urbana
BOXi nasce dentro MOST, il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, e mette insieme competenze industriali e accademiche (da design e consulenza fino alle università) con un obiettivo chiaro: portare automazione dove oggi c’è attrito. Nella visione, il destinatario interagisce con il servizio via app; i pacchi possono essere gestiti con logiche “smart” (anche tramite QR code per lo sblocco, secondo le ricostruzioni di stampa). La domanda che conta, ora, non è se la tecnologia funzioni in laboratorio: è se regga la città vera. E se regge, Roma — con i suoi vincoli, le sue distanze e la sua fame di efficienza — diventa la scena più naturale per il debutto che fa davvero rumore.