Precarie scuola disperate. Raggi pensa al lavoro nero e ci ha abbandonato (video)

Sono circa novemila le insegnanti precarie e le educatrici della scuola dell’infanzia e delle materne comunali. Un autentico esercito di lavoratrici, anche se non tutte sono in attività. Numeri molto importanti comunque, grazie ai quali è possibile ogni mattina garantire la didattica e la custodia a migliaia di bambini. Anche perché molte delle insegnanti precarie a loro volta sono mamme e svolgono la loro professione con amore e dedizione. Per uno stipendio che di solito non supera gli 800 euro al mese. Ora però è tutto fermo da oltre un mese, e per le precarie degli asili e delle materne comunali non c’è nessuna tutela. Il decreto Cura Italia non le considera e Roma capitale risponde che gli ammortizzatori sociali sono di competenza del governo. Ma loro, le insegnanti e le educatrici non si arrendono. Hanno creato un gruppo whatsapp, precarietà e unità. E fanno sentire la loro voce. Siamo lavoratrici comunali in regola, siamo state selezionate da una graduatoria pubblica. Alcune di noi hanno alle spalle oltre dieci anni di precariato. La sindaca Raggi ci deve aiutare. Abbiamo sentito che pensa anche a chi ha perso l’occupazione e lavorava in nero. Ma prima dovrebbe occuparsi di noi. Che a tutti gli effetti siamo sue dipendenti.

http://www.romatoday.it/attualita/coronavirus-precarie-scuola-roma.html

 

Le precarie dei nidi comunali e della scuola dell’infanzia contro la Raggi. Altro che lavoro nero, pensi a noi che siamo disperate

Sono disperate le migliaia di insegnanti ed educatrici precarie dei nidi e della scuola dell’infanzia di Roma Capitale. Si tratta di lavoratrici in regola, che hanno contratti di brevissima durata. Qualche giorno, una settimana, un mese al massimo. E che devono stare sempre pronte, con il cellulare in mano. Sperando che arrivi la fatidica chiamata e che ci sia bisogno di loro. Ma adesso gli asili nido e le materne sono chiuse. La legge prevede che debbano essere pagate comunque fino alla scadenza di contratto, ma in questo caso suona come una presa in giro. Perché con contratti così brevi queste lavoratrici si sono ritrovate da subito senza stipendio. Il comune di Roma ha iniziato dal 2016 un percorso di stabilizzazione delle vecchie graduatorie, che avrebbe riguardato fino ad ora circa 1500 insegnanti. Troppo poche, considerando i numeri di cui parliamo. E poi c’è il concorso del dicembre 2019 aperto però anche alle esterne. Per creare nuove graduatorie stabili nel tempo. Ma migliaia di educatrici chiedono risposte subito, per poter mandare avanti le loro famiglie. Così Rossella, 43 anni e maestra precaria dal 2009 si sfoga in chat. Quando ho sentito il nostro sindaco in tv preoccuparsi per i lavoratori in nero sono rimasta senza parole. Pensasse prima a noi, siamo in regola, dipendenti del comune. Senza tutela.

Abbiamo gli stessi obblighi degli altri lavoratori comunali. Ora non meritiamo di essere abbandonate 

Abbiamo gli stessi obblighi delle altre lavoratrici e dei lavoratori comunali e non meritiamo di essere abbandonate, ha raccontato una delle insegnanti a Roma Today. Facciamo l’aggiornamento professionale, le attività esterne richieste, spesso aiutiamo a rimettere a posto i nidi alla fine delle lezioni. Senza di noi la didattica crollerebbe aggiunge Sara, 27 anni e in graduatoria dal 2018. Ma c’è anche chi come Federica è supplente dal 2007 e ora ha dovuto attivare la NASPI. Un sussidio statale contro la disoccupazione che però le insegnanti non vogliono. Serve per le emergenze, spiegano in chat. Questa sicuramente lo è ma con la NASPI prendiamo una miseria. Ma noi vogliamo lavorare e vogliamo garanzie da parte del comune di Roma. Prima ci hanno sfruttate, ora pretendiamo di non essere abbandonate. A settembre la didattica senza di noi non potrà ripartire. E abbiamo il diritto di essere stabilizzate e di percepire il nostro stipendio. Ed è alla Raggi e al Campidoglio che ora lanciamo il nostro appello.

La voce delle precarie del Comune di Roma

Pubblicato da Emanuela Persichetti su Martedì 21 aprile 2020

 

 

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