Legge elettorale, il 71% degli italiani vuole le preferenze. Il Senato può ribaltare il voto: Vannacci decisivo per Meloni

Vannacci e Meloni

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La Camera ha detto no. Gli italiani, invece, sembrano pensarla in modo opposto. Ora la sfida sulla legge elettorale si trasferisce al Senato, dove il voto sulle preferenze potrebbe riservare un finale completamente diverso rispetto a quello visto a Montecitorio.

Un sondaggio Only Numbers, realizzato il 14 e 15 luglio e pubblicato da La Stampa in un’analisi firmata da Alessandra Ghisleri rivela che il 71,4% degli italiani vuole poter esprimere una o più preferenze per eleggere deputati e senatori. Ancora più netto il giudizio sul principio: quasi otto cittadini su dieci (79,4%) ritengono importante scegliere direttamente i propri rappresentanti, mentre appena il 13,2% difende il sistema delle liste bloccate. Numeri che arrivano proprio mentre il centrodestra è alle prese con una delle sue settimane più complicate.

La frattura nella maggioranza e i franchi tiratori

La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze non è stata soltanto una sconfitta parlamentare. È stata soprattutto la fotografia delle tensioni interne alla maggioranza. I franchi tiratori, nascosti dietro il voto segreto, hanno affossato una proposta che una parte consistente del centrodestra considerava identitaria. Una crepa che Giorgia Meloni ha cercato subito di ridimensionare sul piano politico, ma che ha lasciato il segno nei rapporti tra gli alleati.

Al Senato, però, lo scenario cambia radicalmente. Il voto segreto non potrà offrire lo stesso riparo ai dissidenti e ciascun parlamentare dovrà assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta. È proprio su questo che punta Roberto Vannacci.

Vannacci: “Al Senato sarà un’altra storia”

Il leader di Futuro Nazionale, tra i principali sostenitori del ritorno alle preferenze, è convinto che la partita sia tutt’altro che chiusa. “Dopo la Caporetto che abbiamo vissuto a Montecitorio, dove i badogliani hanno sparato alla schiena del proprio schieramento, al Senato sarà un’altra storia, perché il voto segreto non si può fare. Non ci si potrà nascondere nell’anonimato della pulsantiera. Io garantisco il pieno supporto dei miei futuristi: noi siamo pronti a restituire la sovranità al popolo”.

Parole che hanno anche un peso politico. Perché, pur mantenendo spesso posizioni autonome rispetto a Fratelli d’Italia, in questa battaglia Vannacci finisce per trovarsi sulla stessa linea della premier.

I sondaggi cambiano gli equilibri del centrodestra

La questione, però, va oltre la riforma elettorale. Nelle ultime settimane diversi istituti demoscopici hanno registrato un trend comune: Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma mostra una lieve flessione, mentre Futuro Nazionale continua a crescere, superando ormai stabilmente la Lega in diverse rilevazioni. Secondo gli ultimi sondaggi YouTrend e SWG, il partito di Vannacci oscilla tra il 6% e il 6,4%, confermandosi la forza politica con la crescita più rapida dell’area di centrodestra. 

Questo non significa automaticamente che la maggioranza dipenda oggi da Futuro Nazionale per conservare la maggioranza parlamentare. Ma le rilevazioni mostrano che il partito di Vannacci sta diventando un soggetto sempre più rilevante negli equilibri della coalizione e potrebbe incidere sul consenso complessivo del centrodestra nelle prossime competizioni elettorali. 

Il Senato diventa il banco di prova

Per questo il passaggio a Palazzo Madama assume un valore che va oltre il semplice iter legislativo. Da una parte c’è una maggioranza chiamata a dimostrare di saper ricomporre le fratture emerse alla Camera. Dall’altra c’è un tema – quello delle preferenze – che, almeno secondo il sondaggio Only Numbers, raccoglie un consenso trasversale nell’opinione pubblica. Se il Senato dovesse ribaltare l’esito di Montecitorio, la riforma assumerebbe anche un significato politico: trasformerebbe una sconfitta interna in una prova di ricompattamento della maggioranza.

E in quel caso, il protagonista inatteso potrebbe essere proprio Roberto Vannacci. Non sempre allineato con Giorgia Meloni, ma su questo dossier potenzialmente decisivo per consentire al centrodestra di ripresentarsi compatto davanti agli elettori.