Prezzi del gasolio agricolo fuori controllo, Coldiretti porta il caso in Procura: il presidente Prandini in pressing sul Governo
L’esposto di Coldiretti alla Procura di Roma e alla Guardia di Finanza apre un fronte politico sul caro gasolio agricolo, all’indomani della guerra di Usa e Israele contro l’Iran. Non solo prezzi in salita, ma una questione di legalità economica, tutela delle imprese e difesa dei consumatori. È questo, in soldoni, quanto spiega in una nota stampa e social Coldiretti.
Un rincaro che diventa caso nazionale
Il caro gasolio agricolo non è più soltanto una voce di costo nei bilanci delle aziende: da oggi è un caso nazionale, politico e istituzionale. Coldiretti ha deciso di alzare il livello dello scontro presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza, chiedendo di verificare eventuali manovre speculative sul prezzo del carburante destinato ai campi. La denuncia arriva dopo un aumento repentino: in circa una settimana, il gasolio agricolo agevolato è salito da circa 0,85 euro al litro fino a 1,25 euro, con punte segnalate soprattutto in Sicilia e Puglia.
Il nodo vero: chi paga il conto della filiera
Dietro l’impennata del prezzo del gasolio agricolo c’è una questione che va ben oltre il settore primario. Il carburante, per le imprese agricole, non è un elemento accessorio: è un fattore produttivo essenziale, necessario per lavorare la terra, irrigare, raccogliere, trasportare. Per questo Coldiretti sostiene che un aumento così marcato non possa essere letto come una semplice oscillazione di mercato. Nello stesso periodo, infatti, il diesel per autotrazione ha registrato rialzi molto più contenuti, tra 18 e 19 centesimi al litro, mentre per il gasolio agricolo l’incremento è stato compreso tra 40 e 45 centesimi.
La linea di Prandini: fermezza, metodo, credibilità
In questa vicenda emerge con nettezza il profilo politico di Ettore Prandini. Il presidente nazionale di Coldiretti non ha scelto la scorciatoia della protesta simbolica, ma quella più incisiva della pressione istituzionale: prima la richiesta di un tavolo urgente al Governo, poi l’esposto formale alle autorità giudiziarie e investigative. È una sequenza che racconta un metodo, prima ancora di una posizione. Prandini aveva già avvertito, il 4 marzo 2026, che le tensioni in Medio Oriente rischiavano di innescare un nuovo shock energetico con ricadute lungo tutta la filiera agroalimentare. L’atto di oggi dà concretezza a quell’allarme e trasforma la preoccupazione in iniziativa pubblica.
Dal campo ai palazzi della politica
È qui che il dossier sul gasolio agricolo cambia natura. Non riguarda soltanto gli agricoltori, ma il rapporto tra mercato, istituzioni e interesse generale. Quando Coldiretti chiede di fare piena luce su possibili responsabilità, non sta invocando assistenza, ma regole. Chiede che la concorrenza sia leale, che i prezzi siano trasparenti, che i costi internazionali non diventino il paravento dietro cui si nascondono squilibri più opachi. In questa cornice, l’iniziativa di Prandini assume il valore di una difesa della produzione nazionale, ma anche di una tutela preventiva per i cittadini consumatori, che rischiano di subire a valle i contraccolpi dell’ennesima fiammata energetica.
Perché il gasolio agricolo riguarda tutti
L’errore sarebbe considerare questa vicenda come una questione di categoria. Non è così. Se il costo del gasolio agricolo esce dai binari, aumentano inevitabilmente i costi di lavorazione, raccolta e trasporto, e l’impatto si riversa sull’intera filiera alimentare. È il punto politico più forte dell’azione Coldiretti: difendere l’impresa agricola significa difendere la stabilità dei prezzi, la tenuta del sistema agroalimentare e, in ultima analisi, la sovranità produttiva del Paese. In un passaggio tanto delicato, Prandini consegna a Coldiretti il ruolo di un soggetto che non si limita a denunciare, ma si assume la responsabilità di chiedere verità, legalità e risposte rapide.