Privacy e spesa: con le tessere fedeltà regaliamo la nostra vita ai supermercati

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I social sono una parte di internet anche se, per alcuni, specialmente i più giovani, ne costituiscono la parte più importante e più utilizzata. Facebook, Twitter, Linkedin e TikTok sono parte del nostro quotidiano e ne dobbiamo tenere conto. Difficile quindi per ognuno di noi, con in mano uno smartphone o un Tablet rivendicare la nostra privacy quando letteralmente regaliamo i nostri dati, la nostra esistenza, la nostra persona (e spesso quella dei nostri amici e congiunti) a un’entità sconosciuta che si trova dall’altra parte dello schermo.

Tutti i nostri dati e le immagini che mettiamo su queste piattaforme, così come i “like” e le interazioni con cui portiamo a conoscenza dell’intero popolo della rete le nostre preferenze, sono peraltro frutto di un nostro gesto volontario; possiamo ritenere che ne siamo consapevoli anche se, talvolta, non comprendiamo la portata del gesto e le possibili conseguenze. Ma oltre ai social e ad internet esistono altre situazioni e contesti in cui i nostri dati sono regalati ad altri e possono essere oggetto di profilazione per offrirci pubblicità mirata ed offerte che, all’apparenza, sono veramente speciali. UN piccolo subdolo inganno di cui siamo più o meno consapevolmente vittime.

Pensiamo ai supermercati dove ogni giorno, immancabilmente, acquistiamo qualcosa. Dal latte alla pasta; da un detersivo ai formaggi. Succhi di frutta o vino. Tutto passa su una fidelity card che permette ad un operatore della grande distribuzione di conoscere tutto delle nostre abitudini alimentari: di possibili patologie se, ad esempio, acquistiamo pasta senza glutine, della crescita dei nostri figli quando passiamo dagli omogeneizzati alle pappine e non vengono più acquistati pannolini. Inoltre, oggi le card vengono memorizzate anche sui cellulari; siamo sicuri che, nello scaricare la app, non si sia accettato di condividere i dati con qualche fornitore o brand che troviamo all’interno dei singoli punti vendita?

Privacy: cosa accade per le tessere sconto prima del 2018

Chiediamoci inoltre quante di queste fidelity card siano state emesse prima del 25 maggio 2018, vale a dire quando la normativa non era più restrittiva come oggi e bastava un semplice click per permettere a tutti (tutti!) i partner “selezionati” di un supermercato di avere accesso ai nostri dati.

Per rendercene conto leggiamo parte di una privacy policy di una delle più note catene di distribuzione italiane:

… sebbene la creazione del tuo account non richieda l’indicazione di alcun codice di carta fedeltà (…), qualora tu ne abbia sottoscritta una, l’abbinamento di tale codice al tuo profilo personale, consente al punto vendita che ha emesso la tua carta fedeltà – e agli altri punti vendita connessi – di trattare i dati da te forniti, o comunque relativi ai tuoi acquisti (ad esempio, il totale della tua spesa), anche per finalità connesse allo svolgimento dei programmi di fidelizzazione e, quindi tra l’altro, per l’attribuzione nei tuoi confronti dei vantaggi associati a tale carta, in conformità a quanto stabilito nel regolamento e nella privacy policy di tali programmi che hai già visionato ed approvato.

 Semplicemente veniamo informati che, una volta registrati sul portale della catena, o quando sottoscriviamo una fidelity card, quindi presso un autonomo titolare di trattamento, i dati della nostra card saranno a disposizione dell’intera rete di distribuzione, quindi di centinaia di punti vendita. Un click e io conferisco i miei dati a forse più di cento titolari.

Con poche variazioni la quasi totalità delle policy della distribuzione alimentare sono tutte dello stesso tenore.

È semplice mirare ai giganti noti del web, ritenendoli responsabili delle violazioni della privacy quando, spesso, ci dimentichiamo delle banche dati di altre attività alle quali forniamo ogni giorno elementi ideali per far profilare il nostro comportamento e il nostro stato di salute. 

GIANNI DELL’AIUTO (Avvocato del Foro di Roma)

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