Pronto soccorso Anzio-Nettuno, scatta l’emergenza personale: “Medici stremati e turni senza riposo”
Negli ultimi giorni, nei corridoi della Direzione Sanitaria della ASL Roma 6 di Borgo Garibaldi a Albano, circolano racconti sempre più insistenti su un pressing dei medici del pronto soccorso di Anzio-Nettuno. Non c’è una nota ufficiale pubblica, né un documento diffuso: solo indiscrezioni, per il momento, forse – e sottolineiamo forse – una lettera – in cui si descriverebbe un punto di rottura vicino. Al centro, quattro richieste nette dei medici del pronto soccorso: riposi rispettati dopo le notti, più personale in modo stabile, confini chiari quando mancano le specialistiche, e un 118 “riallineato” alle reali possibilità dell’ospedale.
Turni infiniti e notti “monomedico”: il nervo scoperto
Il nodo, dicono le stesse voci interne, è la stanchezza accumulata: turni che si incastrano, notti che pesano doppio, pause risicate e recuperi che diventano una promessa teorica. Il timore non è solo sindacale: è la tenuta complessiva del servizio. Perché quando un pronto soccorso gira costantemente al limite, ogni imprevisto — un picco di accessi, un codice grave, un trasferimento complesso — rischia di trasformarsi in una prova di forza. E sul litorale, d’estate, la pressione cresce sempre.
Il “cerotto” delle soluzioni tampone e la crisi dei camici che non arrivano
Da tempo, la gestione sembra reggersi su interventi di emergenza: progetti temporanei, riorganizzazioni rapide, tentativi di spostare parte dei flussi su percorsi paralleli. Ma la sensazione, riferita da chi lavora sul campo, è che il problema resti strutturale: reperire medici dell’emergenza è difficile e la copertura dei turni non può dipendere all’infinito da rinforzi esterni che arrivano a singhiozzo. Il risultato è un pronto soccorso che fatica a programmare e vive in una condizione di allerta cronica.
Quando mancano le specialistiche, il pronto soccorso diventa “tutto”
Le indiscrezioni che circolano in azienda raccontano anche un’altra criticità: l’estensione impropria delle competenze. Se alcune specialistiche non garantiscono continuità, il pronto soccorso si ritrova a gestire situazioni che richiederebbero un riferimento dedicato. Si parla di pediatria spesso non disponibile nelle ore notturne, con arrivi che comunque continuano; di ginecologia/ostetricia presente in modo discontinuo; di casi che finiscono inevitabilmente sulle spalle dell’emergenza, con un effetto domino sul carico di lavoro, sui tempi e sul rischio professionale.
Ortopedia e psichiatria: i vuoti di rete che pesano sul PS
C’è poi un tema di “rete” ospedaliera che, quando non regge, scarica peso sul pronto soccorso. L’assenza di un supporto ortopedico strutturato — complicata anche da passaggi di consegne e pensionamenti — viene descritta come un altro anello fragile. Sul fronte psichiatrico, il problema è noto: i pazienti in crisi arrivano comunque, ma senza un reparto dedicato e con consulenze non sempre disponibili h24. In mezzo, resta il pronto soccorso: il luogo dove tutto converge, anche ciò che dovrebbe avere percorsi differenti.
Il contesto politico: tra promesse, programmazione e decisioni attese
Sul territorio la sanità non è solo un tema tecnico: è un terreno politico. Anzio-Nettuno è un presidio strategico per un’area che cambia volto tra inverno ed estate, e dove ogni criticità si riflette immediatamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini. Nel frattempo, tra piani, annunci e riorganizzazioni, la vera partita si gioca sulle scelte quotidiane: personale, turni, regole, flussi. Ora, dentro la ASL Roma 6, si attende di sapere che cosa deciderà di fare la direzione sanitaria: se aprirà un tavolo operativo, se interverrà sui riposi e sulle coperture, e soprattutto se metterà nero su bianco un modello che eviti di lasciare il pronto soccorso da solo a reggere l’urto.