Quando a Roma i caffè aprivano. E non chiudevano come oggi…

caffè ronzi e singer

Qualcuno di ricorderà ancora il caffè Ronzi e Singer a piazza Colonna, chiuso definitivamente nel 1978, dopo cento anni di attività. Un lettore ci racconta questa interessantissima storia di quello che era il caffè più esclusivo della capitale. “Onorevolissimo Signore” inizia così la lettera autografa, con la quale Ronzi e Singer, due svizzeri, titolari di uno dei più prestigiosi locali della capitale, annunciano nell’ottobre 1870 la loro decisione di “nobilizzare” un negozio già esistente su Via del Corso, ai numero 202 e 203, angolo di Piazza Colonna, nel Palazzo Del Bufalo-Ferrajoli. I due imprenditori svizzeri rilevarono i locali del Nuovo Caffè Venziano.

Il caffè storico di piazza Colonna

“Al numero 202 – scrive – emergerà una completa Pasticceria e Confetteria, all’uso d’Italia, Francia e Germania, con ogni assortimento di Paste, Canditi, Frutta, Cartonaggi, Gelati, Liquori e quant’altro può essere inerente a questo ramo, ricevendosi ordinazioni particolari anche di Rinfreschi, Gabarè modulati ed altro”. All’attiguo numero 203, invece, ci sarà “un nobile Ristorante, per comodo di chiunque, ed a qualsiasi ora, per pranzi, Dejeuners, Buffet, Caffè, Gelati all’uso Napoli, con isquisita Cucina Romana, Milanese, e Francese, e con molti vini Esteri, e Nazionali, giusta i desideri degli onorevoli Avventori”.

Il vento del nuovo ha fatto chiudere i caffè

Il vento del nuovo, insomma, nella “capitale del mondo” libera dalle severe regole di Pio IX, passa anche attraverso queste iniziative. Ronzi e Singer è stato per oltre cent’anni, fino al 1978, uno dei ritrovi più importanti di Roma. Poi, come tanti altri nomi storici del Centro, bruciati dal vento comunista del compromesso storico, è stato costretto a chiudere. Ancora la Città non aveva conosciuto la Raggi. Ma questa è un’altra storia… Si pensi che a fine Ottocento nel centro di Roma non c’era una strada che avesse almeno un caffè. Dal Caffè delle Belle Arti, a via del Corso, al Caffè Ruspoli, sempre sul Corso citato da Stendhal. Ora al suo posto c’è una banca.

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