Referendum a Roma, tessere elettorali in ritardo e Municipi sotto pressione, Santori (Lega): “Gualtieri ostacola il voto”
A Roma, alla vigilia dell’appuntamento referendario, il tema non è soltanto l’organizzazione amministrativa, ma la tenuta stessa del rapporto tra cittadini e istituzioni. A sollevare il caso è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Campidoglio, che accusa l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri di aver lasciato i Municipi nel caos, compromettendo in molti casi la possibilità concreta di esercitare il diritto di voto. Al centro della denuncia ci sono i mancati recapiti delle comunicazioni necessarie per aggiornare le tessere elettorali, soprattutto per chi ha cambiato residenza o domicilio.
Disservizi nei quartieri, dal centro alla periferia
Secondo Santori, il problema non riguarderebbe singoli episodi isolati, ma una criticità diffusa in più zone della Capitale. Le lettere indispensabili per regolarizzare la posizione elettorale, sostiene il consigliere leghista, non sarebbero mai arrivate a destinazione oppure sarebbero state lasciate in modo improprio nei condomini, senza alcuna garanzia di effettiva consegna. A questo si aggiungerebbe un’altra anomalia rilevante: molti neo diciottenni, chiamati per la prima volta alle urne, non avrebbero ricevuto la tessera elettorale. Un quadro che, se confermato, trasformerebbe un disservizio amministrativo in una questione apertamente politica.
Gli uffici capitolini travolti dalle richieste
La conseguenza più immediata, sempre secondo la ricostruzione dell’esponente della Lega, è stata una corsa agli sportelli degli uffici capitolini da parte di cittadini costretti a cercare una soluzione all’ultimo momento. Chi non è riuscito a districarsi tra ritardi, code e mancate comunicazioni avrebbe persino rinunciato al voto. È qui che la polemica si sposta dal piano organizzativo a quello della responsabilità politica: Santori punta il dito contro una macchina comunale che, a suo dire, avrebbe un numero insufficiente di dipendenti per reggere l’urto delle richieste, aggravando il malcontento dei romani.
Lo scontro sul Campidoglio e il nodo del personale
Nella nota, Santori allarga infatti il campo della critica e collega il caos sul referendum a una gestione più generale del Campidoglio. L’accusa è netta: mentre il sindaco Gualtieri, sostiene il leghista, continua a moltiplicare strutture e uffici, non affronta il nodo delle assunzioni e dell’adeguamento delle retribuzioni del personale. In questo scenario, impiegati e dirigenti sarebbero lasciati a garantire servizi essenziali con organici ridotti all’osso. La richiesta politica della Lega è ora quella di chiarimenti sui mancati recapiti e, più in generale, sulle condizioni reali della macchina amministrativa romana.
Referendum Roma, oltre la polemica resta la questione democratica
Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, il punto politico vero resta uno: quando l’accesso al voto incontra ostacoli pratici, anche la fiducia nelle istituzioni si incrina. Per questo la vicenda denunciata da Santori non riguarda soltanto la polemica quotidiana in Campidoglio, ma tocca un terreno più delicato, quello della credibilità democratica dell’amministrazione capitolina. Roma, città già spesso segnata da inefficienze strutturali, si ritrova così davanti a una domanda difficile da eludere: garantire il voto è ancora una priorità amministrativa pienamete presidiata oppure no.
