Referendum, cambiano le regole elettorali: stop alla divisione per ‘maschi’ e ‘femmine’, elettori divisi solo per cognome


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Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana dal Referendum del 22 e 23 marzo entra in scena una modifica destinata a lasciare un segno ben oltre l’organizzazione materiale dei seggi: non c’è più la distinzione tra uomini e donne, ma una divisione basata soltanto sull’ordine alfabetico dei cognomi. I registri saranno infatti articolati in due gruppi: il primo comprenderà i cognomi dalla A alla L, il secondo quelli dalla M alla Z. La modifica riguarda la gestione operativa del seggio e l’individuazione del registro di riferimento.

Come funzionava il sistema precedente

Fino alle consultazioni precedenti, nei seggi venivano utilizzati due registri distinti, costruiti sulla base del genere risultante dai dati anagrafici, maschi da una parte, femmine dall’altra. In molti casi, questa impostazione comportava anche una separazione pratica degli elettori all’interno del seggio, con file e riferimenti differenti a seconda del registro assegnato. L’identificazione dell’elettore avveniva quindi attraverso un doppio criterio: da una parte il nominativo, dall’altra l’appartenenza al registro maschile o femminile. Questo modello è rimasto in vigore per anni ed è stato applicato nelle diverse tornate elettorali.

Il nuovo criterio alfabetico

Con le nuove disposizioni, il criterio di accesso al registro cambia in modo diretto. L’elettore verrà indirizzato al registro corrispondente esclusivamente in base all’iniziale del proprio cognome. Non sarà quindi più necessario fare riferimento alla distinzione per genere. Anche l’organizzazione interna del seggio sarà adeguata a questo schema: gli scrutatori e gli altri addetti lavoreranno sui due gruppi alfabetici previsti. Per i cittadini, il cambiamento sarà visibile soprattutto nella disposizione delle file e nelle indicazioni fornite all’ingresso del seggio.

La norma che ha introdotto la modifica

La novità è stata introdotta con un emendamento al decreto-legge 27 del 19 marzo 2025, poi convertito nella legge 15 maggio 2025, n. 72. Nello stesso intervento normativo è stata eliminata anche la previsione secondo cui, nelle liste elettorali, per le donne coniugate o vedove dovesse essere indicato anche il cognome del marito. L’entrata in vigore della modifica non ha coinciso subito con la sua applicazione pratica, perché la predisposizione dei registri elettorali richiede tempi tecnici e procedure organizzative definite con anticipo.

Cosa vedranno gli elettori al referendum

Il referendum del 22 e 23 marzo è il primo appuntamento elettorale in cui il nuovo sistema verrà applicato. Per chi si presenta al voto, il controllo dei documenti e l’accesso all’urna continueranno a seguire le procedure ordinarie, ma senza la precedente ripartizione dei registri in base al genere. Cambia quindi il criterio con cui viene assegnato il registro di consultazione, mentre non cambia il diritto di voto né la procedura con cui l’elettore riceve la scheda e partecipa alla consultazione.