Referendum giustizia 2026: Frascati accende la miccia. “Votiamo SÌ”, e la partita diventa nazionale
Referendum Giustizia 2026: a Frascati, ieri sera, il messaggio non è stato “parliamone”. È stato votiamo SÌ. Il convegno di Fare Rete sulla riforma della giustizia ha fatto quello che spesso la politica evita: ha messo una data e una scelta davanti al pubblico, senza giri di parole. A marzo gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi su un passaggio delicatissimo per lo Stato di diritto. E proprio perché la posta è alta, l’aria non è neutra: ogni sedia occupata sembra già un voto che si scalda.
Schiuma entra subito nel merito: “Votiamo SÌ per uno Stato più equilibrato”
Nel secondo tempo — quello che di solito resta sullo sfondo — è entrato immediatamente Fabio Sabbatani Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, e ha dato la linea: votiamo SÌ per una giustizia “più efficiente, più equilibrata e davvero al servizio dei cittadini”. Non è solo un appello: è una cornice politica. Se la giustizia è credibilità, sostiene Schiuma, allora è anche economia, fiducia, crescita. E quando la fiducia vacilla, la politica non chiede più pazienza: chiede mandato.
Non è una riforma tecnica: “votiamo SÌ” significa scegliere un equilibrio di poteri
Dietro i tecnicismi e le formule, però, si muove la sostanza: chi controlla chi, e con quali contrappesi. La maggioranza racconta la riforma come modernizzazione, trasparenza, tempi più rapidi; dall’altra parte c’è chi teme che il “riordino” diventi una leva per spostare l’asse del potere. È qui che lo slogan votiamo SÌ si fa graffiante: non è più solo una preferenza, è un posizionamento. E il rischio è evidente: che la complessità venga triturata in un derby.
Fare Rete e il territorio: dal dibattito alla scelta, il crescendo è già scritto
L’incontro ha mostrato anche un’altra verità scomoda: quando il tema è serio e spiegato, la gente arriva. Mirko Fiasco, fondatore di Fare Rete, ha cucito un parterre che mescola politica e competenze del territorio; e la presenza, anche a distanza, del presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonio Aurigemma ha dato il segnale che la provincia non è periferia, è anticipo. In sala, tra altri, Irmici, Pisani, Mancini, Lioi, Gori, Nobilio, Crisanti, Mestici, Sabatini. Il finale, però, è tutto in due parole: votiamo SÌ. E stavolta, davvero, non sarà un dettaglio.