Referendum sulla separazione delle carriere: incontro pubblico a Pomezia

Referendum 2026

Ormai manca poco al referendum sulla separazione delle carriere: il 22 e il 23 marzo si vota e i cittadini sono chiamati a una scelta destinata a incidere in modo profondo sull’assetto della giustizia italiana. È da questa consapevolezza che l’avvocato Francesco Falco e il comandante Pietro Angellotto prendono posizione per il No, dopo aver analizzato nel dettaglio la legge di revisione costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Una riforma che modifica la Costituzione

Non si tratta di un referendum abrogativo ordinario. Quello sulla separazione delle carriere è un referendum costituzionale e non prevede quorum. Quindi ogni voto pesa, ogni scelta conta. Proprio per questo, spiegano Falco e Angellotto, è fondamentale che ciascun cittadino comprenda fino in fondo cosa prevede la riforma e quali conseguenze strutturali comporta sul sistema giudiziario e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

La loro posizione nasce da una lettura attenta del testo normativo e da una valutazione delle ricadute concrete che la riforma produce nel tempo. Non slogan, ma contenuti. Non tifoserie, ma dati e norme. Il No, spiegano, non è una posizione ideologica ma una scelta che punta a preservare gli attuali equilibri costituzionali, ritenuti essenziali per il corretto funzionamento della giustizia.

Un incontro pubblico per capire davvero

Da qui la decisione di aprire il confronto alla cittadinanza con un incontro pubblico rivolto ai residenti di Pomezia e Ardea, in programma presso l’Hotel Enea. L’appuntamento è fissato per le ore 18 del 7 marzo. All’incontro partecipano magistrati aderenti al comitato per il No di Roma e Lazio, chiamati a entrare nel merito della riforma e a rispondere alle domande del pubblico. I nomi dei relatori verranno comunicati nei giorni precedenti all’evento.

Il messaggio che Angellotto e Falco vogliono trasmettere è: informarsi prima di votare. Perché una riforma costituzionale non si limita a modificare una norma, ma ridefinisce i principi su cui si fonda lo Stato di diritto. Ed è su questo terreno, concreto e verificabile, che Falco e Angellotto portano le ragioni del No, invitando i cittadini a scegliere con piena consapevolezza di ciò che è in gioco.