Regione Lazio, al via l’iter per il nuovo Piano rifiuti: più differenziata e discariche in ogni provincia, resta il nodo inceneritore
Più che un piano operativo già pronto a cambiare il sistema, quello approvato dalla Giunta della Regione Lazio guidata dal governatore Francesco Rocca è per ora una ‘cornice preliminare’. Un passaggio politico e amministrativo che serve a fissare la direzione, ma che dovrà essere seguito da altri atti, pareri tecnici e confronti con i territori. Il vero piano operativo, quello destinato a definire in modo più concreto tempi, impianti e organizzazione del ciclo dei rifiuti, è stato promesso dal governatore entro la fine del mandato, cioè entro l’inizio del 2028. Per questo il documento attuale va letto come un primo step, non come il punto d’arrivo.
La priorità dichiarata: più raccolta differenziata
Il messaggio centrale della Regione a guida centrodestra è quello dell’autosufficienza. L’obiettivo è evitare che il Lazio continui a spedire i rifiuti altrove, dentro o fuori regione, come avvenuto spesso negli ultimi anni. Il punto da cui partire, però, è soprattutto uno: aumentare la raccolta differenziata. Il traguardo indicato supera il 70% nei prossimi cinque anni, insieme a una riduzione dei conferimenti in discarica. In parole semplici, il piano dice che bisogna separare meglio i rifiuti, recuperare più materiali e ridurre la quota di immondizia che finisce sotterrata.
Discariche di servizio e territori chiamati a reggere il peso
Accanto alla differenziata, il documento regionale mette sul tavolo anche il tema delle discariche di servizio. L’idea è che ogni provincia debba avere un proprio punto di riferimento, così da non scaricare tutto il peso sempre sulle stesse aree. I siti indicati sono Viterbo, Aprilia, Roccasecca e Civitavecchia, mentre Viterbo dovrebbe coprire anche Rieti. È una scelta che punta a chiudere il ciclo dentro i confini regionali, ma che rischia di aprire nuove tensioni nei territori coinvolti, soprattutto dove la pressione ambientale è già stata forte negli anni passati.
Il caso Civitavecchia e il peso dei rifiuti di Roma
Il punto più delicato riguarda proprio Civitavecchia. Secondo l’impostazione tracciata dalla Regione, qui dovrebbero arrivare anche rifiuti trattati provenienti dall’area di Roma Capitale. Ed è questo l’aspetto che potrebbe alimentare il confronto politico e territoriale nelle prossime settimane. Molti osservano che si tratta di una scelta destinata a incidere sugli equilibri locali, perché ancora una volta alcune zone rischiano di farsi carico di una parte importante del problema romano. Il percorso, comunque, è ancora lungo: tra verifiche, osservazioni e passaggi tecnici, serviranno mesi prima di arrivare a un assetto davvero definito.
L’inceneritore resta sullo sfondo
Solo alla fine del ragionamento arriva il tema del termovalorizzatore previsto per Roma. La Regione non lo esclude dal futuro assetto del ciclo dei rifiuti, ma il nodo vero, almeno in questa fase, resta un altro: far crescere la raccolta differenziata, ridurre la dipendenza dalle discariche fuori sistema e costruire una rete regionale più stabile. L’impianto resta quindi sullo sfondo di un piano che, almeno per ora, ha soprattutto il valore di una traccia preliminare. Il passaggio decisivo sarà il documento operativo annunciato entro l’inizio del 2028.