Ma Renzi e Calenda chi vogliono prendere in giro? Video orrore…

Renzi Calenda

Ma Renzi e Calenda chi vogliono prendere in giro? La loro commedia presuntamente terzopolista è assolutamente velleitaria. L’inganno perpetrato con la cattura di Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna non avrà alcun fascino nella pubblica opinione che guarda a destra: non solo vengono entrambi – i due “capi” – dal Pd, ma se ne sono dette di tutti i colori fino a qualche tempo fa.

Basta fermarsi sul web e ascoltare soprattutto quei video ormai viralissimi – vedi quello rilanciato dal deputato di Fdi Andrea Delmastro –  nei quali è principalmente Carlo Calenda a fare tiro a segno contro Matteo Renzi.

L’insultificio Renzi Calenda

Uno che fino all’altroieri diceva del suo nuovo alleato che gli fa “orrore” la politica renziana, quale credibilità può avere nelle elezioni?

Gli elettori hanno diritto a messaggi seri. E promettersi amore dopo essersi scambiati messaggi oggettivamente pesantissimi non ha alcun senso, è solo finzione che all’epoca del web viene a galla molto facilmente.

Certo, si mettono d’accordo, Renzi – che sembrava il più impaziente di tutti – lascia a Calenda il nome sulla scheda perché tanto il premier non lo farà mai. Poi si spartiscono le candidature, e questo fa parte della normalità della contesa elettorale. Conteranno per loro solo le liste proporzionali perché, come fa rilevare Youtrend, non beccheranno neanche un collegio uninominale.

Ma di qui al 25 settembre sarà impossibile per entrambi sbianchettare ogni traccia di livore che si sono scambiati.

L’esempio delle comunali di Roma

Del resto, c’è un esempio ancora vivo, quello delle elezioni comunali di Roma. Calenda ingannò gli elettori di centrodestra, mise su una lista assieme a Renzi – anche allora – per accalappiare il voto moderato e ci riuscì con un buon 20 per cento al primo turno. Salvo poi, un minuto dopo, promettere a Gualtieri i voti del ballottaggio e dopo il secondo turno, col nuovo sindaco eletto, dare a Virginia Raggi i consensi per diventare presidente della commissione Expo Roma 2030, pur definendola una specie di pericolo pubblico.

Dopo quelle elezioni, i due consiglieri renziani eletti nella lista Calenda presero una via diversa dal capo di Azione. Succederà anche ora, ma senza quel 20 per cento che riprenderà la strada di casa.

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